Mediobanca crolla in Borsa dopo la fuga di Mediolanum

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La decisione di Mediolanum di abbandonare il "salotto" di Mediobanca ha scatenato un terremoto finanziario, facendo precipitare il titolo dell’istituto di Piazzetta Cuccia in una delle peggiori giornate degli ultimi mesi. Ieri, il listino milanese ha registrato un calo del 4,2%, con le azioni che si sono assestate a 18,9 euro, mentre Banca Mediolanum – che pure ha subito un ribasso del 2,1% – ha perfezionato la vendita di 29,1 milioni di azioni a 18,85 euro l’una, incassando complessivamente 548,4 milioni.

L’uscita del gruppo controllato dalla famiglia Doris, che deteneva una quota del 3,5%, non è passata inosservata, soprattutto perché segna un punto di rottura in un rapporto durato anni. Mediolanum, infatti, non fa più parte dell’accordo di consultazione tra soci, un patto che finora aveva contribuito a stabilizzare gli assetti proprietari. A ridurne ulteriormente la portata, inoltre, ci sono le cessioni di Aurelia e Beniamino Gavio, rispettivamente dello 0,11% e dello 0,12%, sebbene il loro peso rimanga marginale rispetto alla mossa di Mediolanum.

Ma ciò che preoccupa davvero gli investitori è l’ombra dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Monte dei Paschi di Siena, un’operazione che rischia di stravolgere gli equilibri del settore bancario italiano. L’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, aveva già espresso dubbi sulla possibilità che l’accordo possa creare valore per gli azionisti, considerando le incertezze legate al superamento della soglia del 50% delle adesioni. Il mercato, evidentemente, gli ha dato ragione, penalizzando senza esitazione il titolo.

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