Mediolanum lascia Mediobanca: un addio che pesa sulla borsa e sulla finanza italiana
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Redazione Economia
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La decisione di Mediolanum di abbandonare il capitale di Mediobanca, dopo un quarto di secolo di presenza, non è passata inosservata nei palazzi della finanza, dove si discute se le ragioni siano puramente finanziarie, strategiche o legate a dinamiche di potere. Quello che è certo è che l’uscita dal patto di sindacato e la vendita del 3,5% delle azioni – collocate a 18,85 euro ciascuna, con uno sconto del 4,5% rispetto alla chiusura precedente – ha immediatamente inflitto un colpo alle quotazioni di Mediobanca, trascinata in fondo al Ftse Mib con un calo superiore al 3%.
L’operazione, gestita attraverso un collocamento accelerato, ha visto una domanda cinque volte superiore all’offerta, con fondi hedge pronti a sfruttare lo sconto per aggiustare i propri portafogli. Un interesse che, tuttavia, non ha evitato l’effetto negativo sul titolo, il cui valore ha risentito del peso della cessione. Da parte sua, Mediolanum – guidata da Massimo Doris – ha scelto di voltare pagina in un momento delicato, segnato dal recente piano industriale presentato da Mediobanca e dall’offerta pubblica di scambio lanciata da Monte dei Paschi di Siena.
La mossa, che alcuni interpretano come un riposizionamento strategico, arriva in un contesto in cui le due realtà bancarie operano ormai su terreni sempre più sovrapposti. Mediolanum, storicamente legata al risparmio gestito, ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, avvicinandosi a settori in cui anche Mediobanca è attiva. L’addio al patto di sindacato, che per anni ha unito i principali azionisti della banca di Piazzetta Cuccia, segna dunque un distacco non solo finanziario, ma anche simbolico.




