Il risiko di Rocca Salimbeni e la controffensiva di Lovaglio per riconquistare la poltrona

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Correva l’anno 2022 quando Luigi Lovaglio, chiamato a risollevare le sorti del Monte dei Paschi di Siena, iniziò quella che molti osservatori definirono una delle operazioni di risanamento più complesse della finanza europea. Oggi, a distanza di quattro anni, lo stesso manager si trova a dover difendere il proprio operato e, soprattutto, la propria poltrona. Il consiglio di amministrazione dell’istituto senese, riunitosi nei giorni scorsi per definire la lista dei candidati da presentare all’assemblea del 15 aprile, ha infatti escluso il nome dell’amministratore delegato uscente dalla rosa ufficiale, preferendo indirizzarsi su profili alternativi come quello di Fabrizio Palermo, attuale numero uno di Acea ed ex vertice di Cassa depositi e prestiti, o di Carlo Vivaldi, già manager di Unicredit, senza dimenticare Corrado Passera per un eventuale ruolo di presidente. Una decisione, quella maturata in seno al comitato nomine presieduto da Domenico Lombardi, che ha immediatamente prodotto i suoi effetti sui listini di Piazza Affari, con il Titolo Mps che ha accusato una flessione superiore al quattro per cento, portando il calo complessivo dell’ultima settimana a sfiorare la soglia del diciotto per cento.

Il piano congelato e le fibrillazioni tra i soci

La mossa del board, va detto, non è piovuta dal cielo come un fulmine a ciel sereno, ma affonda le radici in un terreno reso instabile da tempo. L’architrave su cui Lovaglio aveva costruito la propria strategia, ovvero la fusione con Mediobanca e il conseguente piano industriale quinquennale presentato con ambiziose proiezioni di sinergie fino a un miliardo di euro, non ha convinto appieno il mercato né, a quanto pare, alcuni azionisti di rilievo. Le perplessità manifestate da analisti e investitori istituzionali, unite alle frizioni con il socio Francesco Gaetano Caltagirine, da sempre contrario all’accelerazione impressa sull’integrazione di Piazzetta Cuccia, avrebbero contribuito a minare quella fiducia che fino a poche settimane fa sembrava salda. Non è un mistero, del resto, che sul futuro della merchant bank e sulla gestione della partecipazione in Generali, valutata attorno al tredici per cento, si giochi una partita che travalica i confini di Rocca Salimbeni e investe gli equilibri più ampi del capitalismo italiano.

La controffensiva dell’ad e il ruolo di Delfin

Ma se il consiglio pensava di aver chiuso la pratica Lovaglio con un colpo di spugna, ha fatto i conti senza la resilienza del diretto interessato. Secondo quanto riportato da diverse fonti di stampa, l’amministratore delegato uscente non avrebbe alcuna intenzione di arrendersi e starebbe preparando una lista alternativa da contrapporre a quella ufficiale, forte del sostegno di alcuni azionisti di peso. Tra questi, l’imprenditore Giorgio Girondi, che detiene circa il cinque per cento del capitale, avrebbe già manifestato la propria disponibilità a sostenere una rosa di candidati guidata proprio da Lovaglio. A questo scenario si aggiunge la variabile Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che con il suo diciassette e mezzo per cento rappresenta il primo socio dell’istituto senese. Barbara Tadolini, consigliera espressione di Delfin, avrebbe comunicato al cda la propria indisponibilità a ricandidarsi qualora nella lista non fosse stato incluso Lovaglio, e la sua assenza dalla rosa ufficiale potrebbe preludere a un atteggiamento dell’azionista tutt’altro che scontato in sede di voto.

La posizione della Bce e l’incognita del voto assembleare

Sullo sfondo di questa partita a scacchi giocata nelle stanze del potere finanziario, vigila l’occhio attento della Banca centrale europea. Da Francoforte, infatti, sarebbe già giunta una lettera indirizzata al cda nella quale si raccomanda un esame approfondito dell’indipendenza dei membri del nuovo board, con particolare attenzione al profilo del futuro amministratore delegato, al quale viene richiesta una rilevante esperienza bancaria. Un messaggio che potrebbe essere interpretato come un monito a non trasformare la successione in una resa dei conti senza esclusione di colpi. La finestra per la presentazione delle liste concorrenti resta aperta fino al 24 marzo, e nelle prossime settimane si assisterà probabilmente a un serrato confronto tra i diversi schieramenti. Lovaglio, dal canto suo, confida di poter raccogliere consensi non solo tra gli azionisti individuali e i fondi internazionali che ne hanno apprezzato la gestione, ma anche tra quegli investitori istituzionali che detengono oltre il sessanta per cento del capitale e che all’atto pratico potrebbero rivelarsi determinanti per l’esito finale della contesa.

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