Mondello, l’audio del dirigente scava il solco tra Schifani e gli alleati
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Redazione Interno
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La registrazione di una conversazione privata, captata e riversata sui social dal deputato regionale Ismaele La Vardera, ha riaperto le ferite nel centrodestra siciliano, gettando una luce sinistra sui retroscena che hanno accompagnato la tormentata vicenda della concessione demaniale dello stabilimento Italo Belga a Mondello.
Nell’audio, divenuto virale in poche ore, il dirigente generale del dipartimento Ambiente, Calogero Beringheli – lo stesso che il 26 novembre scorso ha firmato il provvedimento di revoca – riferisce di essere stato convocato a Palazzo d’Orléans dal presidente della Regione, Renato Schifani, per ricevere quella che suona come una lezione di tempistica politica.
L’affondo del leader di Controcorrente, che da tempo tallona l’operato della giunta, si trasforma così in un atto d’accusa preciso: secondo la testimonianza del funzionario, il governatore avrebbe stigmatizzato la scelta di ritirare la concessione a ridosso dell’estate, suggerendo in buona sostanza di rinviare lo stop formale all’autunno, stagione ormai archiviata.
La telefonata e la convocazione a Palazzo
Nel file diffuso dalla Vardera – che ne ha fatto una bandiera della sua battaglia contro il presunto trasformismo dell’ala moderata – si ascolta la voce di Beringheli mentre ricostruisce il clima di quell’incontro. L’amministratore confida al deputato di essersi sentito rimproverare per l’eccessiva solerzia, laddove una sospensione più "comoda", fissata per ottobre, avrebbe evitato la grana giudiziaria che poi è effettivamente esplosa, costringendo il Cga a intervenire per salvare la stagione balneare.
La Vardera rilancia immediatamente l’accusa di "pressioni indebite", sostenendo che il presidente della Regione abbia tentato di piegare la volontà dell’apparato burocratico per venire incontro agli interessi dei concessionari uscenti, i quali – come emerso da atti giudiziari separati – avevano avuto rapporti di fornitura con ditte finite nel mirino delle interdittive antimafia.
La smentita a stretto giro di Schifani e Savarino
La reazione dello staff del presidente non si è fatta attendere, anche se è arrivata in forma di secca nota congiunta firmata assieme all’assessore al Territorio, Giusi Savarino. I due esponenti di Forza Italia non mettono in dubbio la veridicità dell’incontro, che risulterebbe quindi avvenuto nei modi e nei luoghi descritti dal dirigente, ma ne rigettano con forza l’interpretazione.
Non ci fu alcun tentativo di far marcia indietro sulla revoca – sostengono – per il semplice motivo che quando i vertici regionali ricevettero Beringheli, il decreto di ritiro della concessione era già stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale ed era quindi "pienamente efficace ed esecutivo". Secondo questa versione, quindi, la convocazione sarebbe servita esclusivamente a mettersi al corrente degli ingranaggi successivi: come gestire il litorale durante l’alta stagione o, in caso di nuove pronunce dei giudici amministrativi, come evitare un vuoto di potere.
Le ombre dell’interdittiva e la spaccatura politica
Se da un lato la sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa ha concesso una tregua operativa, garantendo alla Italo Belga di tenere aperto gli ombrelloni per l’estate 2026, dall’altro lato il caso approda ora nelle aule delle procure o, quantomeno, nelle dinamiche del contenzioso politico all’Ars. La Vardera – che ha già annunciato esposti e interrogazioni – insiste nel definire "coraggioso" il lavoro del dirigente Beringheli, avvertendo che vigilerà perché il funzionario non subisca ritorsioni professionali per aver firmato il provvedimento.
Nel mirino del deputato finisce soprattutto la presunta doppiezza del governatore, reo di aver elogiato pubblicamente la linea dura contro gli appalti alle ditte sospette, per poi, dietro le quinte, suggerire di rallentare i tempi per non "rovinare l’indotto turistico".




