Torna l'ora solare, lancette indietro il 25 ottobre: sonno e risparmi al centro del dibattito
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Redazione Interno
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Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 l'Italia abbandonerà l'ora legale per tornare a quella solare. Alle 3 del mattino le lancette dovranno essere spostate indietro di un'ora, riportandosi alle 2. Si guadagna così un'ora di sonno potenziale, ma il buio arriverà prima nel pomeriggio. Smartphone, computer e dispositivi con aggiornamento automatico si adegueranno da soli, senza necessità di interventi manuali.
Un'ora in più che non basta a colmare il debito di sonno
Il ritorno all'ora solare non coincide con un recupero reale delle energie per molti italiani. Secondo un'indagine condotta da Doctolib tra il 7 e il 12 ottobre su 3.000 maggiorenni, il 76% degli intervistati dorme meno di sette ore a notte e il 29% addirittura meno di sei. Il neurologo Vincenzo Tullo, esperto di medicina del sonno, spiega che «dormire meno del necessario, purtroppo, è diventata la norma per molte persone».
Il problema centrale, secondo l'esperto, è un disallineamento cronico tra l'orologio biologico e gli orari imposti dalla vita sociale, una condizione che genera una sorta di jet lag permanente anche senza attraversare fusi orari. La luce del mattino tende ad anticipare il ritmo interno, mentre quella serale lo ritarda: chi ha un cronotipo serale fatica maggiormente a rispettare sveglie mattutine rigide.
Il tentativo di compensare si concentra spesso nel fine settimana: il 32% degli intervistati dorme di più il sabato e la domenica, con il 22% che aggiunge un'ora e il 10% due o più. Gli esperti avvertono però che dormire molto più a lungo nei giorni liberi può spostare ulteriormente il ritmo del sonno, rendendo più difficile la ripresa del lunedì. Prima di coricarsi, il 59% guarda serie o programmi televisivi e il 49% usa il telefono per social, video o chat; tra chi resta al telefono fino ad addormentarsi, il 62% si sente poco o per niente riposato al risveglio.
Alla Camera la spinta per un orario unico tutto l'anno
Il 15 ottobre 2026 approda alla Camera dei deputati una risoluzione che impegna il governo a promuovere nelle sedi europee l'adozione dell'ora legale permanente, ponendo fine al doppio cambio stagionale. Il documento nasce dall'indagine conoscitiva condotta dalla Commissione Attività produttive e da una petizione che ha raccolto quasi 360mila firme. Primo firmatario è l'onorevole Andrea Barabotti, che ha chiesto di sostenere in Europa la sperimentazione di un orario unico e la ripresa del negoziato sulla proposta di direttiva ferma dal 2018.
Secondo i dati forniti da Terna, il regime attuale con sette mesi di ora legale comporta nel 2026 una riduzione dei consumi di circa 302 milioni di kilowattora. Estendere l'ora legale anche ai mesi invernali aggiungerebbe altri 160 milioni, per un beneficio complessivo annuo di circa 462 milioni di kilowattora, corrispondenti a un risparmio economico stimato in circa 120 milioni di euro. Nel ventennio 2004-2025 l'Italia ha già risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora grazie all'ora legale stagionale.
Le posizioni divergenti e lo stallo europeo
La questione non è priva di controindicazioni. Nelle località del Nord Italia, con l'ora legale permanente il sole sorgerebbe molto tardi in inverno, costringendo studenti e lavoratori a iniziare la giornata ancora al buio. Sul fronte medico-scientifico le posizioni non sono unanimi: una parte della medicina del sonno indica nell'ora solare permanente l'opzione più coerente con i ritmi circadiani, mentre altri contributi medici ed epidemiologici esprimono una valutazione favorevole o comunque non ostativa al mantenimento dell'ora legale tutto l'anno.
Il nodo principale resta però politico e riguarda Bruxelles. Già nel 2018 una consultazione pubblica aveva visto la partecipazione di 4,6 milioni di cittadini europei, con l'84% favorevole all'abolizione del cambio stagionale. L'anno successivo il Parlamento europeo aveva approvato la proposta di direttiva, ma il Consiglio non ha mai raggiunto un accordo, complice la richiesta di ulteriori valutazioni d'impatto da parte di diversi Stati membri.
La Commissione europea ha recentemente deciso di avviare uno studio per supportare il processo decisionale, atteso nel 2025, mentre la presidenza polacca del Consiglio ha tentato di rilanciare il dossier senza esito. L'ora solare resterà in vigore fino al 28 marzo 2027, quando le lancette torneranno avanti di un'ora per l'inizio della stagione estiva.
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