Mel Gibson a Matera per "The Resurrection", le riprese nel Parco della Murgia e la presenza di Viganò sul set
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono ufficialmente partite a Matera, e più precisamente nell'area di Murgia Timone, le riprese di The Resurrection of the Christ, l'attesissimo sequel de La Passione di Cristo che il regista premio Oscar Mel Gibson aveva girato nella stessa città lucana oltre vent'anni fa, nel 2003. La produzione, che si avvale della direzione esecutiva della Tea Time Film S.r.l. per conto della Panorama Film Srl, si sta concentrando in queste ore – e tornerà a girare anche il 20 aprile – esclusivamente all'interno del Parco della Murgia Materana, un'area protetta di alto valore naturalistico e archeologico -3. Le autorità locali, che hanno concesso i permessi dopo attente valutazioni in conferenza dei servizi, hanno imposto alla troupe, composta complessivamente da circa cinquecento persone tra tecnici e artisti, di operare senza realizzare allestimenti scenografici invasivi, nel totale rispetto dell'habitat e del paesaggio circostante -4.
La scelta di Matera, come ha tenuto a sottolineare il sindaco Antonio Nicoletti, non è affatto casuale ma rappresenta il coronamento di un legame profondo che il cineasta australiano ha voluto preservare con i luoghi che avevano fatto da sfondo alla sua originale e controversa narrazione della Passione. Il regista, che cura personalmente la sceneggiatura assieme a Randall Wallace, ha più volte manifestato la volontà che il progetto artistico si sviluppasse proprio in questi scenari, ritenuti unici al mondo per il loro valore simbolico e storico, capaci di restituire autenticità a una storia che questa volta, secondo quanto anticipato dallo stesso Gibson, esplorerà con un approccio meno lineare e più filosofeggiante gli eventi successivi alla morte di Gesù, inclusa la discesa agli inferi e l'origine della caduta degli angeli -2. Non si tratterà quindi di un semplice racconto della resurrezione, bensì di un viaggio in quello che il regista ha definito un vero e proprio "acido", un'esperienza visiva e narrativa complessa che ha richiesto anni di scrittura e ben sei diverse stesure del copione.
Parallelamente all'attività del set principale, che ha visto la seconda unità impegnata nelle ultime battute di lavorazione sul crinale roccioso della Murgia, una presenza inattesa ha attirato l'attenzione dei media e degli addetti ai lavori. Sul set romano del film, dove probabilmente si stanno curando altri aspetti della produzione, è stato infatti avvistato Carlo Maria Viganò, l'ex arcivescovo ed ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, scomunicato latae sententiae nel 2024 da papa Francesco per scisma, dopo aver reiterato le sue durissime critiche al pontificato e aver definito il Concilio Vaticano II un "cancro ideologico" -1. La figura di Viganò, che affianca Gibson in qualità di consulente religioso, rappresenta un'ulteriore e significativa peculiarità di questa produzione, segnando una continuità ideale con le frange più tradizionaliste del cattolicesimo che già avevano apprezzato la prima pellicola. La sua presenza, accanto al regista, solleva inevitabilmente interrogativi sull'impronta dottrinale che potrebbe assumere il racconto della resurrezione, sebbene la produzione non abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito al suo specifico contributo.




