Opa Generali: la clausola di Mediobanca lascia gli azionisti "al buio"
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Redazione Economia
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La decisione di Mediobanca di rivedere una delle condizioni fondamentali dell’offerta pubblica di acquisto (Opa) su Banca Generali non è passata inosservata, suscitando malumori tra i piccoli investitori e non solo. L’operazione, che inizialmente prevedeva un accordo vincolante tra Mediobanca, Generali e Banca Generali – garanzia di stabilità fin dall’avvio – si è ora ridotta a un semplice term sheet tra Mediobanca e Generali, lasciando molti incerti sul reale esito della manovra.
Il Risiko bancario si fa sempre più serrato: mentre Mps avanza, Mediobanca accelera i tempi, convocando l’assemblea per il 21 agosto, nella quale i soci saranno chiamati a esprimersi sul via libera all’Ops. L’obiettivo è far partire l’offerta già ai primi di settembre, ma la modifica delle regole ha complicato il quadro. Escludendo Banca Generali dall’accordo preliminare, infatti, basterà l’approvazione di Generali, che ne detiene il 50,17%, per sbloccare l’operazione. Una mossa che ha spostato in avanti anche la scadenza per la verifica delle condizioni, alimentando ulteriori dubbi.
Non tutti gli azionisti, però, sembrano convinti della bontà dell’operazione. Alcuni, in particolare i piccoli investitori, hanno definito l’Ops un "suicidio", sostenendo che per Generali perdere un asset come Banca Generali sarebbe un grave errore strategico. Le critiche si sono fatte più aspre dopo la pubblicazione delle lettere scambiate tra Mediobanca e Generali, che MF-Milano Finanza ha ricostruito nelle ultime settimane. Questi documenti rivelano un intenso botta e risposta tra i due gruppi, con possibili aperture verso un accordo commerciale che potrebbe ridefinire gli equilibri tra Milano e Trieste




