Bitcoin chiude un novembre nero, il peggiore dal 2022
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Redazione Economia
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Prosegue senza sosta la fase ribassista del Bitcoin, la quale, dopo aver infranto il muro degli 90.000 dollari, ha spinto la principale criptovaluta a toccare livelli che non si vedevano dal mese di aprile. Una discesa, questa, che si appresta a consegnare al novembre 2025 l'etichetta di peggiore mese dal 2022 in termini di performance, un dato che stride profondamente con la storica stagionalità rialzista che ha spesso caratterizzato il settore. A pesare sull'umore del mercato, che appare estremamente debole, concorrono molteplici elementi: dalle attese di una Federal Reserve ferma sui tassi d'interesse, un fattore che toglie benzina agli acquisti a leva, alla ciclicità intrinseca degli asset digitali, fino alle massicce operazioni di liquidazione da parte degli investitori istituzionali, i quali stanno dimostrando una rara avversione al rischio.
Il peso delle analisi e il report di Deutsche Bank
Sulle dinamiche che stanno scuotendo il mondo crypto, e in particolare sui movimenti del Bitcoin – che pure dovrebbe rappresentare l'asset più maturo del comparto – si è espresso anche il colosso bancario tedesco Deutsche Bank, attraverso un suo recente report. Le conclusioni dell'istituto, peraltro condivisibili e in linea con quanto osservato da diverse analisi di mercato, individuano nelle suddette variabili le cause primarie del caos dei prezzi, sebbene lascino intendere che la combinazione di questi elementi apra scenari tutt'altro che scontati per le settimane a venire. La banca, senza attribuire la colpa a un singolo evento, delinea un quadro complesso dove i flussi di capitale istituzionale giocano un ruolo determinante.
Deflussi record e la sofferenza degli altcoin
A confermare la pressione vendite si sono inseriti i dati diffusi dal gestore patrimoniale CoinShares, i quali rivelano deflussi per un valore complessivo di 1,94 miliardi di dollari dai fondi a tema crypto in soli sette giorni. Si tratta del quarto periodo consecutivo di prelievi di capitale, un trend che ha portato a un accumulo di 4,92 miliardi di dollari e che rappresenta la terza sequenza più significativa dal 2018. Bitcoin ed Ethereum, com'era prevedibile, sono stati i principali responsabili di questi significativi deflussi, trascinando con sé l'intero settore in un vortice di vendite. La breadth del mercato, ossia l'ampiezza della partecipazione al movimento, conferma un rischio crescente e generalizzato, con la maggior parte degli altcoin che versano in uno stato di forte sofferenza e che faticano a trovare un equilibrio nonostante qualche sporadico afflusso, come nel caso di XRP.
I numeri di un mese anomalo
Le performance di novembre parlano in maniera eloquente di un momento di grande difficoltà. Il Bitcoin, dopo il minimo di 85.000 dollari toccato la scorsa settimana, è sì risalito fino a 87.432 dollari, ma ciò non basta a evitare un calo mensile di circa il 19%. Ancora peggio ha fatto Ethereum, il cui valore è crollato di quasi il 24%, un dato che evidenzia come la debolezza non sia circoscritta al solo dominante. L'incertezza che regna sovrana, unita a una market cap in netto calo, dipinge uno scenario a rischio e lontano dall'ottimismo che aveva caratterizzato i mesi precedenti, mettendo a dura prova la resistenza degli investitori.
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