Giuli diserta la Biennale, lo strappo con Buttafuoco sulla Russia è ufficiale
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Redazione Interno
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Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, non metterà piede a Venezia per l’inaugurazione della 61ª Esposizione d’Arte. Lo ha comunicato il suo dicastero con un comunicasto di appena quattro righe, secco e punitivo, che conferma una frattura ormai insanabile con il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. La decisione, giunta a metà pomeriggio, sancisce la definitiva diserzione di uno degli appuntamenti culturali più rilevanti dell’anno: Giuli non parteciperà né alle giornate di pre-apertura (dal 6 all’8 maggio) né alla cerimonia inaugurale del 9 maggio.
Il nodo russo che ha spaccato la fondazione
Al centro dello scontro, va detto, c’è la partecipazione della Russia alla sessantunesima Esposizione d’arte. Buttafuoco l’ha voluta con determinazione, una scelta che Giuli ha sempre apertamente contestato nei mesi scorsi, alimentando una polemica furiosa e del tutto inedita per i toni usati all’interno di un governo. Il ministro, piegando la propria posizione su quelle che appaiono come direttive europee, ha rifiutato qualsiasi mediazione. La sua assenza, dunque, non è un semplice forfait logistico: rappresenta un atto politico consumato attraverso l’unico strumento che aveva a disposizione, cioè la diserzione fisica dell’evento.
Un comunicato asciutto e una data simbolica
La nota del ministero, priva di giri di parole, sottolinea che Giuli non si recherà a Venezia «né per le pre-aperture né per l’inaugurazione». Nessuna motivazione ulteriore, nessuna concessione retorica. Ma il contesto parla da sé: a poche ore dalla vigilia del 25 aprile, una data che resta storicamente divisiva per chi ha coltivato nostalgie di un certo segno, lo strappo assume un rilievo ancora più tagliente. Non è un caso che la Biennale, con le sue scelte di autonomia, finisca per aprire un fronte delicatissimo all’interno dello stesso esecutivo.
Ripicca o principio? La posta in gioco culturale
I commentatori più attenti parlano di una vera e propria ripicca nei confronti di Buttafuoco, colpevole – agli occhi del ministro – di aver insistito sull’inclusione russa nonostante le posizioni contrarie espresse a più riprese da Giuli. Il presidente della Fondazione, dal canto suo, non ha mai nascosto la propria linea: la Biennale deve restare un luogo di confronto artistico senza veti politici. Una visione, questa, entrata in rotta di collisione con le pressioni esterne e con la linea più prudente del ministero. Così, l’asse culturale tra Roma e Venezia si è spezzato poche settimane prima del taglio del nastro, lasciando l’inaugurazione del 9 maggio senza la presenza istituzionale di vertice della cultura italiana. Un’assenza che, per quanto replicata in futuro, resta per ora un precedente pesantissimo.




