La Biennale di Venezia tra arte e politica: Chiara Camoni porta “Con te con tutto” al Padiglione Italia, mentre la riapertura alla Russia infiamma lo scontro tra Giuli e Buttafuoco
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sarà un’installazione unica, concepita come un bosco silenzioso di figure in ceramica nella prima tesa dell’Arsenale per poi trasformarsi, nella seconda sala, in un ambiente domestico e orizzontale che evoca la dimensione dell’atelier e del giardino, il progetto “Con te con tutto” con cui Chiara Camoni, artista piacentina ma toscana d’adozione, animerà il Padiglione Italia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre. La curatrice Cecilia Canziani, che con Camoni condivide un percorso avviato nel 2010, ha spiegato nel corso della presentazione romana al Ministero della Cultura come l’allestimento voglia restituire il senso di una pratica artistica collettiva, dove la materia – argilla, vegetali, ceneri, scarti industriali – diventa veicolo di relazione e di un diverso modo di stare al mondo, lontano dalle gerarchie tradizionali tra arti maggiori e minori. Un’esperienza immersiva, quella pensata per le Tese dell’Arsenale, che mira a coinvolgere il visitatore in un dialogo con le sculture, descritte dalla stessa Canziani come presenze antropomorfe capaci di instaurare un confronto diretto con il Corpo di chi le osserva, mentre nel giardino esterno il riferimento al tempo che passa e alle stagioni completa una narrazione incentrata sulla trasformazione e sulla condivisione.
La genesi della partecipazione italiana, tuttavia, è stata segnata da un confronto acceso che ha travalicato i confini dell’arte per assumere i contorni di una vera e propria vertenza politica, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione La Biennale Pietrangelo Buttafuoco protagonisti di una “singolar tenzone” durante la stessa conferenza stampa di presentazione. Oggetto del contendere, la decisione autonoma della Fondazione di consentire alla Federazione Russa, dopo quattro anni di assenza successivi all’invasione dell’Ucraina, di riaprire il proprio padiglione nazionale, una mossa che Giuli, in collegamento video, ha ribadito non essere condivisa dall’esecutivo italiano, pur riconoscendo l’autonomia dell’istituzione veneziana. Una posizione, quella del ministro, che si allinea alla netta contrarietà espressa da ben ventidue paesi europei – Ucraina inclusa – i cui ministri della Cultura e degli Esteri hanno sottoscritto una lettera per invitare la dirigenza della Biennale a riconsiderare la partecipazione russa, giudicata inaccettabile nel contesto attuale.
A gettare benzina sul fuoco è stata, nelle ore successive, la minaccia arrivata direttamente dalla Commissione Europea, con la vicepresidente Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef che hanno ufficialmente messo in guardia la Fondazione: se la partecipazione russa dovesse essere confermata, Bruxelles valuterà la sospensione o la cessazione di una sovvenzione in corso, ritenendo tale scelta incompatibile con la risposta collettiva dell’Unione all’aggressione del Cremlino. Una presa di posizione durissima, che ha spostato il confronto dal piano simbolico a quello economico, mettendo potenzialmente a rischio finanziamenti europei destinati a una delle rassegne culturali più prestigiose al mondo e costringendo di fatto la Biennale a difendere la propria autonomia decisionale, con Buttafuoco che ha rivendicato la libertà di un’istituzione centenaria da qualsiasi forma di censura, pur nel rispetto delle regole e delle leggi internazionali.




