Zegna main sponsor del Padiglione Italia alla Biennale, ma lo scontro istituzionale sulla Russia rischia di offuscare l’arte di Chiara Camoni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La notizia della partnership tra Zegna e il Padiglione Italia per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, un sodalizio che vedrà il marchio piemontese affiancare l’installazione “Con te con tutto” di Chiara Camoni, arriva in un clima tutt’altro che disteso. L’annuncio, dato da Gildo Zegna con la consueta enfasi sull’investimento secolare nel territorio e nella cultura, si inserisce in una cornice istituzionale segnata da tensioni e dichiarazioni roventi, emerse con chiarezza proprio durante la presentazione ufficiale del progetto italiano al Ministero della Cultura. L’intervento in video-collegamento del ministro Alessandro Giuli, lungi dal limitarsi a celebrare le virtù del materialismo magico evocato dalle sculture in ceramica di Camoni, ha assunto i toni di una vera e propria requisitoria contro la decisione della Fondazione Biennale di riammettere la Federazione Russa, scatenando di fatto un confronto serrato con il presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Uno scenario politico destabilizzante per l’esordio di Camoni e Canziani
Il progetto curato da Cecilia Canziani, che trasformerà le Tese dell’Arsenale in un habitat accogliente e relazionale ispirato allo studio dell’artista, rischia così di passare in secondo piano di fronte a un contendere che coinvolge direttamente Bruxelles. L’apertura della Russia, assente dalle ultime edizioni a causa dell’invasione dell’Ucraina, ha sollevato un vespaio di reazioni che travalicano i confini nazionali, con la Commissione Europea che ha minacciato conseguenze concrete. La possibilità di una sospensione o addirittura della revoca dei finanziamenti UE destinati alla Biennale, ventilata come ipotesi concreta qualora l’istituzione veneziana non facesse marcia indietro, getta un’ombra lunga sull’intera rassegna, trasformando quella che dovrebbe essere una celebrazione dell’arte contemporanea in un campo di battaglia diplomatico.
Lo stesso Buttafuoco, durante l’incontro al Mic, ha dovuto difendere l’autonomia dell’istituzione che presiede, respingendo al contempo le accuse del ministro, che pure è chiamato a sostenere il Padiglione Italia. La sua replica, volta a rivendicare l’indipendenza delle scelte artistiche della Biennale dal potere politico, se da un lato ha ribadito un principio cardine, dall’altro non ha placato gli animi, lasciando irrisolto il nodo della presenza russa. Il corollario europeo, aggiuntosi in serata con la dura presa di posizione della Commissione, ha ulteriormente complicato il quadro, facendo presagire una lunga scia di polemiche che accompagnerà la rassegna fino all’inaugurazione di maggio.
Zegna e il dialogo parallelo tra impresa e arte a Trivero
In questo clima incerto, l’iniziativa di Zegna assume i contorni di un’oasi di continuità. Parallelamente all’impegno veneziano, la maison biellese ha annunciato che Oasi Zegna, il comprensorio naturalistico voluto dal fondatore, ospiterà dal 22 maggio al 22 novembre una mostra personale di Chiara Camoni curata da Ilaria Bonacossa. Un progetto gemellato che porta il Titolo “Con te con tutto” e che intende radicare ulteriormente il percorso dell’artista nel territorio, in un ideale controcanto alla dimensione internazionale della Biennale. L’operazione, come sottolineato dallo stesso Gildo Zegna, punta a rinsaldare quel dialogo costante tra impresa e arte che da oltre un secolo contraddistingue la filosofia della famiglia, offrendo a Camoni una doppia vetrina, tra i riflettori della laguna e la quiete delle montagne biellesi.
L’attenzione, però, inevitabilmente torna a concentrarsi sugli sviluppi giudiziari e politici della vicenda legata al ritorno della Russia. La minaccia di Bruxelles di tagliare i fondi non è infatti una semplice dichiarazione di principio, ma un atto concreto che potrebbe avere ripercussioni sull’intera macchina organizzativa della Biennale, un’istituzione che vive anche di contributi pubblici. La posizione ufficiale, ribadita dai commissari europei, parla di incompatibilità tra la scelta della Fondazione e la risposta collettiva dell’Unione all’aggressione russa, sottolineando come la cultura non debba mai trasformarsi in una piattaforma per la propaganda. Parole pesanti, che mettono Buttafuoco e il suo consiglio di amministrazione di fronte a una scelta obbligata, con la pressione internazionale destinata a crescere nelle prossime settimane.
L’Arsenale come spazio di convocazione collettiva
E mentre i riflettori restano puntati sullo scontro tra Roma e Bruxelles, il lavoro di Chiara Camoni procede verso la costruzione di quella che la curatrice Cecilia Canziani ha definito una vera e propria convocazione pubblica. L’installazione, che occuperà le due Tese dell’Arsenale, si articolerà in un paesaggio di sculture in ceramica realizzate a colombina, figure dalla dimensione umana che dialogheranno con lo spazio e con i visitatori, in un allestimento pensato per abbattere le barriere tra opera e fruitore. Una seconda parte, più orizzontale, evocherà l’intimità domestica dello studio, riproponendo quel clima di scambio e collaborazione che caratterizza la pratica artistica di Camoni, da sempre attenta al coinvolgimento di una comunità allargata di amici, studenti e collaboratori. Sarà proprio questo spirito di condivisione, unito a un programma pubblico che affronterà temi come le forme di intelligenza diverse e le pratiche vocali collettive, a rappresentare il cuore pulsante della proposta italiana. Un progetto che parla di relazione e ascolto, concetti che appaiono quanto mai lontani dal fragore dello scontro politico in corso.




