La parabola di James Van Der Beek, il Dawson senza guadagni dalle repliche che non poté sedersi al tavolo dei grandi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notizia della scomparsa di James Van Der Beek, avvenuta all’età di quarantotto anni dopo una battaglia durata due anni e mezzo contro un cancro al colon-retto, ha riportato sotto i riflettori non solo il volto dell’attore che fu Dawson Leery, ma anche i contorni amari di una carriera costruita su un successo planetario che, a conti fatti, si è rivelato meno redditizio di quanto si potesse immaginare -1-2. L’attore, che aveva scelto di condividere pubblicamente la diagnosi nel novembre del 2024 dopo averla affrontata privatamente per oltre un anno, si è spento serenamente nella contea di Travis, in Texas, lasciando la moglie Kimberly e i loro sei figli in una situazione economica che gli amici, subito dopo il lutto, hanno descritto come drammaticamente priva di fondi, al punto da dover lanciare una raccolta GoFundMe per scongiurare la perdita della casa di famiglia -2-5.

Il contratto sfavorevole e l’assenza di residuali

A emergere con chiarezza nelle ore successive alla morte è stata la cruda realtà contrattuale che legava Van Der Beek a Dawson’s Creek, la serie cult andata in onda dal 1998 al 2003: un accordo firmato quando di anni ne aveva appena venti e che, come lui stesso ebbe modo di raccontare in un’intervista del 2012 al Today, gli precluse qualsiasi guadagno derivante dalle repliche e dagli accordi di distribuzione successivi, compresi quelli con le piattaforme streaming -5. “Non vidi quasi nulla”, ammise allora l’attore, spiegando come la sua giovane età e l’inesperienza lo portarono a firmare un contratto che, se paragonato a quello di altri cast di serie di successo come Friends, faceva emergere tutta la sua sproporzione: i protagonisti della sitcom, infatti, continuano a incassare decine di milioni di dollari all’anno proprio grazie ai residuali, mentre per Van Der Beek e i suoi colleghi di Capeside le repliche non hanno mai rappresentato una rendita -5.

Nonostante durante le sei stagioni della serie gli stipendi fossero lievitati fino a toccare cifre ragguardevoli — si parlò di centosettantacinquemila dollari a episodio nell’ultima annata — l’assenza di quei proventi differiti nel tempo ha inciso pesantemente sulla solidità finanziaria dell’attore, costretto negli ultimi anni a mettere all’asta cimeli della serie per far fronte alle costose terapie e a vedere la propria famiglia costretta a trasferirsi dal ranch in Texas, acquistato nel 2020, a un appartamento più vicino all’ospedale dove riceveva le cure -5. A ciò si aggiunse una causa legale persa contro Sirius XM e Stitcher, che secondo le sue accuse avevano ritirato un accordo podcast da settecentomila dollari, una cifra che avrebbe potuto alleviare almeno in parte le difficoltà economiche che la malattia aveva acuito -5.

La mobilitazione dei colleghi e il gesto di Spielberg

Di fronte a questo scenario, il mondo dello spettacolo ha reagito con una mobilitazione che ha visto protagonisti nomi di primo piano: Steven Spielberg e la moglie Kate Capshaw hanno versato venticinquemila dollari nella raccolta fondi, un contributo che ha assunto un valore simbolico particolare se si considera che il Dawson Leery interpretato da Van Der Beek sognava di diventare regista e teneva nella sua camera locandine dei film di Spielberg come fonte d’ispirazione -4-10. Il regista, tra l’altro, aveva già inviato un videomessaggio per la reunion del cast organizzata al Richard Rodgers Theatre di New York nel settembre 2025, serata in cui Michelle Williams, Katie Holmes e Joshua Jacksonlessero la sceneggiatura dell’episodio pilota per raccogliere fondi destinati alla lotta contro il cancro, e in quell’occasione si rivolse idealmente al personaggio dicendo: “Dawson, ce l’hai fatta, magari un giorno avrò un armadio come il tuo” -4-9.

Accanto al regista di E.T., altre star hanno contribuito in modo sostanzioso: Zoe Saldaña ha impostato una donazione ricorrente di duemilacinquecento dollari al mese, mentre Jon M. Chu, regista di Wicked, ha donato diecimila dollari in un’unica soluzione -4-10. La generosità del pubblico e dei colleghi ha permesso alla raccolta di superare ampiamente l’obiettivo iniziale di un milione e mezzo di dollari, raggiungendo quota due milioni in meno di quarantotto ore dall’attivazione della piattaforma, un segnale tangibile dell’affetto che il pubblico continua a provare per chi, per sei anni, ha incarnato i sogni e le incertezze dell’adolescenza americana a cavallo tra due millenni -4.

Una carriera tra cinema, tv e il ritorno all’ironia

Nato a Cheshire, in Connecticut, nel 1977, Van Der Beek aveva iniziato a recitare dopo un infortunio nel football americano che lo aveva tenuto lontano dal campo per un anno, spingendolo verso il teatro scolastico e poi verso produzioni off-Broadway come Finding The Sun di Edward Albee, prima di ottenere una borsa di studio alla Drew University e abbandonare gli studi per inseguire il sogno di Dawson’s Creek -5-7. Dopo la fine della serie, la sua carriera aveva conosciuto alti e bassi, con partecipazioni in film come Scary Movie, dove ironizzò sul suo stesso personaggio, e Varsity Blues, e con presenze in serie televisive di successo come How I Met Your Mother, Criminal Minds, Pose e Law & Order: SVU -2-7-9. Negli ultimi anni aveva mostrato una notevole capacità di ridere di sé, interpretando versioni grottesche del suo ruolo di teen idol in serie come Apartment 23, e aveva continuato a lavorare fino al 2025, quando uscì il film Another Love Outside of Time e quando girò le scene per la serie prequel di Legally Blonde, Elle, che rappresenterà la sua ultima apparizione postuma -1-10.

A testimoniare il vuoto lasciato dall’attore sono stati i messaggi dei colleghi, da Busy Philipps che lo ha ricordato come un amico “uno su un miliardo” a Chad Michael Murray che ha parlato di un “gigante” capace di ispirare con la sua umanità, fino a Sarah Michelle Gellar che ha affidato ai social la sua rabbia contro il cancro -8. E poi il fratello Jared, che in un post commovente ha scritto: “Era la mia persona”, chiudendo con poche parole un legame che andava oltre la notorietà e le luci dei riflettori -6.

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