La serie si ferma al Palaverde, ma l’Igor esce a testa alta: Conegliano conquista l’ottava finale scudetto consecutiva tra lo strepito di oltre cinquemila spettatori
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Redazione Sport
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Non c’è stata storia, almeno sul computo totale della serie, eppure la sensazione, al termine di gara-3, è che l’Igor Gorgonzola Novara abbia lasciato il Palaverde con qualcosa di più di una semplice sconfitta. Le pantere venete, nella fattispecie la Prosecco Doc A. Carraro Imoco Conegliano, hanno infatti messo in bacheca l’ennesimo traguardo di una stagione che, di passo in passo, si va facendo strada verso l’apice: l’accesso alla finale scudetto, l’ottavo consecutivo – decimo in totale per la società – è stato sancito dal 3-1 che chiude la serie di semifinale, ma a parlare più forte, nelle pieghe del match, è stata la resistenza di una formazione, quella novarese, priva della sua stella Tolok eppure capace di mettere in seria difficoltà il dream team gialloblù.
Al Palaverde, gremito da oltre cinquemila sostenitori, l’avvio sembrava preludere a una serata diversa, quasi rivoluzionaria rispetto ai pronostici. Le azzurre di Novara, quelle che in avvio di serie avevano già dimostrato di non voler cedere terreno, hanno letteralmente dominato la prima frazione. Un parziale netto di 25-18, costruito su una ricezione impeccabile e sugli attacchi di una Herbots in serata di grazia, spingeva la truppa di coach Bernardi verso un’illusione, quella di allungare la contesa a una gara. Ma era, a ben guardare, l’ultimo sussulto di una squadra che, pur priva di una delle sue bocche da fuoco principali, aveva deciso di giocarsi il tutto per tutto senza il minimo timore reverenziale.
La rimonta dell’Imoco, quando è arrivata, ha preso la forma di una marea lenta ma inesorabile. Nel secondo parziale, le padrone di casa hanno innanzitutto corretto l’approccio difensivo: De Gennaro ha iniziato a ergersi come un muro invalicabile in seconda linea, mentre la regia di Wolosz ha trovato in Gabi e Haak le due martelli perfette per ribaltare l’inerzia. Il 25-20 del secondo set non lasciava trasparire ancora tutta la sofferenza che sarebbe venuta, ma gettava le basi per una rimonta psicologica fondamentale. Il terzo set, il più avvincente, è stato un susseguirsi di sorpassi e controsorpassi: Novara, trascinata da una Ishikawa chirurgica e da una Alsmeier rocciosa, ha spinto fino al 26-26, prima di cedere di fronte alla potenza di Fahr, autrice di 14 punti pesantissimi, e ai colpi di Sillah (7 punti) uscita dalla panchina con la determinazione giusta per risolvere i momenti più convulsi.
La resistenza di Novara e la forza di un gruppo che non conosce soste
Quel 28-26 del terzo set ha di fatto chiuso ogni velleità di ribaltone, ma non ha spento l’orgoglio di una formazione, quella di Novara, che nel quarto periodo ha nuovamente dato filo da torcere alle venete. Il punteggio di 25-23 racconta infatti di una squadra che, pur avendo il coltello dalla parte del manico e dovendo gestire l’urgenza di chiudere la contesa, ha dovuto sudare ogni singolo punto. Cambi, in regia per le piemontesi, ha cercato di variare il gioco affidandosi a Bonifacio al centro, mentre Baijens ha provato a essere l’arma in più a muro. Dall’altra parte della rete, invece, Santarelli ha potuto contare sulla solidità del suo sestetto: Chirichella, con 7 punti, ha garantito esperienza nei momenti di maggiore pressione, mentre la coppia Gabi-Haak, entrambe a quota 20 realizzazioni, ha rappresentato il terminale offensivo di una macchina che, anche quando ha sofferto, non ha mai perso la bussola.
A fare la differenza, in questo contesto, è stata forse la capacità di Conegliano di restare ancorata alla propria identità anche nei frangenti di maggiore difficoltà. Il primo set perso malamente avrebbe potuto aprire crepe psicologiche in un gruppo abituato a dominare, ma la reazione è stata immediata e di sostanza. Le pantere, con questo successo, allungano una striscia di finali consecutive che trova pochi eguali nel panorama sportivo italiano: otto di fila, a cui si aggiungono le due disputate prima dell’interruzione per la pandemia nella stagione 2019-20, quando il Titolo non venne assegnato. Un’epopea che si arricchisce, dunque, di un nuovo capitolo, mentre l’attenzione si sposta ora sull’altra semifinale, quella tra Scandicci e Milano, dalla quale uscirà l’avversaria per la sfida che decreterà il tricolore.
Un’epopea che non accenna a fermarsi e l’attesa per la sfida decisiva
L’Igor Gorgonzola Novara, dal canto suo, esce da questa semifinale con la consapevolezza di aver dato tutto, giocandosela alla pari contro quella che, sulla carta, è la corazzata del campionato. L’assenza di Tolok, una delle giocatrici simbolo, aveva fatto presagire il peggio, ma la squadra ha trovato nelle sue alternative una forza inaspettata, strappando un set e costringendo Conegliano a esprimersi ai massimi livelli per tre quarti consecutivi. È il segno, questo, di una crescita che, al netto dell’eliminazione, lascia intravedere buone prospettive per il futuro, con un gruppo giovane che ha retto l’urto del Palaverde e della pressione dei playoff.
Per Conegliano, invece, il cammino prosegue verso un obiettivo che ormai è diventato quasi un’abitudine, ma che conserva intatto il suo fascino. La decima finale scudetto della propria storia, raggiunta con una rimonta che ha messo in mostra il carattere oltre che la tecnica, attende ora di conoscere il nome dell’avversaria. L’appuntamento è fissato per sabato 11 aprile, quando inizierà la serie che assegnerà il titolo, con le pantere che giocheranno ancora una volta in casa il primo atto. Davanti a sé, le gialloblù hanno una nuova possibilità di scrivere la storia, forti di un collettivo dove non esistono gerarchie immobili: la prova di Fahr e Sillah, capaci di sopperire nei momenti cruciali, ne è la riprova più evidente.
Le cifre di una semifinale che non ha tradito le attese
Guardando ai tabellini, emerge con chiarezza l’equilibrio sostanziale di una gara-3 che ha rischiato più volte di sfuggire di mano alle padrone di casa. Gabi e Haak, con 20 punti a testa, hanno rappresentato il pilastro offensivo su cui Santarelli ha costruito la rimonta, ma il contributo di Fahr (14 punti) e Sillah (7) è stato altrettanto decisivo per ribaltare la frazione d’apertura. Dall’altra parte, l’Igor ha potuto contare su una distribuzione equilibrata del gioco: Herbots e Alsmeier, entrambe autrici di 13 punti, hanno trovato sponde preziose in Ishikawa (14 punti) e Baijens (9), riuscendo a tenere in equilibrio una sfida che, sul piano dell’intensità, ha regalato emozioni fino all’ultimo scambio.
La sfida tra le due squadre, in definitiva, ha confermato il divario tecnico che esiste tra chi ha costruito una dinastia e chi sta cercando di insidiarla, ma ha anche restituito l’immagine di una pallavolo italiana capace di offrire spettacolo anche quando il risultato sembra scontato. Ora Conegliano attende, con la consapevolezza di chi ha saputo soffrire per arrivare dove voleva, mentre Novara archivia la stagione con la certezza di aver venduto cara la pelle fino all’ultimo pallone.




