Milano, muore tranviere dopo pranzo con i colleghi: Ats indaga sul ristorante
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Redazione Interno
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Davide Teruzzi, 50 anni, tranviere dell’Atm, è morto domenica 11 maggio al San Raffaele dopo giorni di ricovero in terapia intensiva. Le sue condizioni, già critiche a seguito di un malore improvviso, sono peggiorate rapidamente, lasciando poco spazio alle speranze. Il decesso, avvenuto una settimana dopo il pranzo consumato con i colleghi in un locale convenzionato con l’azienda dei trasporti milanesi, ha spinto la Procura a disporre l’autopsia per accertare le cause del decesso, mentre l’Ats è al lavoro per verificare il rispetto delle norme igienico-sanitarie nel ristorante di via Filzi.
Quel che è certo è che, poche ore dopo il pasto – a base di risotto e frittura di pesce, secondo quanto ricostruito finora – Teruzzi e altri dipendenti Atm avevano accusato disturbi, finendo in ospedale. Lui, però, non ce l’ha fatta. I colleghi lo chiamavano “Davidone”, un nomignolo che racchiudeva la sua imponente fisicità e il carattere generoso. “Gigante buono”, lo ricordano oggi, mentre la madre, Emilia Cirillo, nella casa di Melzo dove vivevano insieme, fatica a capacitarsi dell’accaduto. “Era un uomo buono, si occupava di tutto”, ha detto, circondata dai ricordi del figlio: le camicie nell’armadio, le foto dei tram che amava.
Gli inquirenti, intanto, stanno esaminando ogni dettaglio. Nel ristorante sarebbero stati riscontrati problemi nella conservazione di pesci e molluschi, elementi che potrebbero aver innescato l’intossicazione. Ma solo l’esame autoptico potrà confermare o escludere un nesso diretto con la morte del tranviere, che da 24 anni lavorava nei depositi Atm, guidando le linee 5, 12 e 33.




