Il mistero dello scambio e il malore del tranviere: acquisiti i video del tram 9 a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sul tragico incidente del tram 9, costato la vita a due persone e provocato decine di feriti nel cuore di Milano, si concentrano ora sull’analisi minuziosa dei supporti visivi. Gli investigatori della polizia locale, coordinati dalla procura, hanno ufficialmente acquisito le immagini delle telecamere a bordo del convoglio, un moderno mezzo della linea 9 che nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio ha improvvisamente lasciato i binari in viale Vittorio Veneto. Non solo: al vaglio degli inquirenti sono finite anche le registrazioni degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona compresa tra piazza Repubblica e Porta Venezia, un tratto di città diventato teatro di una sciagura dalla dinamica, per certi versi, ancora tutta da chiarire.

L’obiettivo primario degli accertamenti, come spiegato dal comandante della polizia locale Gianluca Mirabelli, è quello di trovare riscontri oggettivi alla versione fornita dall’autista del mezzo. Il conducente, un uomo di sessant’anni con alle spalle ben trentaquattro anni di servizio in Atm e una conoscenza approfondita della linea 9, subito dopo lo schianto ha parlato di un malore improvviso che lo avrebbe colto alla guida, impedendogli di azionare regolaramente lo scambio e di mantenere il controllo del veicolo. Il tram, secondo quanto emerso, avrebbe saltato la fermata di viale Vittorio Veneto per poi imboccare a velocità ritenuta sostenuta lo scambio che avrebbe dovuto condurlo dritto, ma che invece era posizionato per la curva a sinistra, in direzione di via Lazzaretto, dove il mezzo ha terminato la sua corsa schiantandosi contro le vetrine di un ristorante giapponese.

La Procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose, sta vagliando con la massima attenzione ogni ipotesi, senza escludere a priori alcuna pista. Da un lato c’è il racconto del tranviere, che è stato immediatamente soccorso e trasportato in codice giallo all’ospedale Niguarda per tutti gli accertamenti clinici del caso; dall’altro, i primi rilievi effettuati sul posto sembrerebbero escludere, almeno in via preliminare, un guasto tecnico al mezzo, un modello nuovo di recente introduzione. Il sindaco Giuseppe Sala, recatosi sul luogo della tragedia e successivamente in visita ai feriti ricoverati, aveva sottolineato l’anomalia della fermata saltata, un gesto che per un autista di tale esperienza appare quanto meno inusuale. Proprio per questo motivo, gli investigatori stanno ora esaminando fotogramma dopo fotogramma le immagini delle telecamere interne ed esterne, nella speranza che queste possano restituire un’immagine chiara dell’atteggiamento del conducente nei secondi precedenti il deragliamento.

I feriti gravi e la dinamica dell’impatto, il racconto dei testimoni

Mentre la macchina della giustizia lavora per ricostruire la catena di responsabilità, resta pesante il bilancio umano della sciagura. Oltre ai due morti, Ferdinando Favia e Abdou Karim Toure, colpiti in modo letale dall’impatto, si contano decine di feriti. Tra questi, due persone versano in condizioni particolarmente serie e sono attualmente ricoverate in neurorianimazione al Policlinico di Milano: i medici, pur descrivendo il loro quadro clinico come stabile, hanno preferito non esprimersi sull’evoluzione, in attesa che i traumi riportati, specialmente quelli di un uomo di sessant’anni con lesioni al torace e alla colonna vertebrale, possano migliorare al punto da permettere un intervento chirurgico in sicurezza.

Le testimonianze dei passeggeri e di chi si trovava in strada in quei momenti dipingono una scena di devastante violenza. Alcuni viaggiatori, ancora sotto choc, hanno raccontato di aver avvertito una forte vibrazione, come se qualcosa sotto le ruote si fosse rotto, e subito dopo una scossa violentissima che ha sbalzato tutti dai sedili. Chi era in piedi è finito addosso agli altri, creando un ammasso di corpi e lamiere. Un passante, fermo al semaforo con la propria auto, ha visto il tram inclinarsi pericolosamente su un fianco, invadere la corsia opposta e proseguire dritto verso il palazzo, sollevando una nuvola di polvere e detriti, mentre bagliori bluastri si sprigionavano dai cavi della linea aerea tranciati dallo strappo.

L’acquisizione dei video e il sequestro del cellulare

Il lavoro degli inquirenti si concentra ora su un doppio binario: da una parte la visione dei filmati, che potrebbero chiarire se la velocità del tram fosse effettivamente eccessiva per il tratto urbano e se vi siano stati movimenti sospetti da parte del conducente; dall’altra, l’analisi dei dati contenuti nello smartphone del tranviere, un dispositivo sequestrato immediatamente dopo l’incidente. La Procura intende verificare se l’uso del telefono possa avere in qualche modo distratto l’autista o se, al contrario, i parametri vitali monitorati possano corroborare la tesi del malore. Nel frattempo, il conducente è stato ascoltato dagli investigatori, seppur brevemente, e le sue condizioni fisiche generali, una volta superato lo stato di choc, non destano particolare preoccupazione.

L’intera comunità milanese, come spesso accade in queste circostanze, si è stretta attorno alle famiglie delle vittime e a quanti lottano tra la vita e la morte in ospedale. Le istituzioni, attraverso la voce del primo cittadino, hanno assicurato il massimo impegno per fare piena luce su ogni aspetto della vicenda. L’ipotesi del malore, al momento, resta quella considerata più probabile, ma gli investigatori non trascurano la necessità di verificare anche le condizioni del binario in prossimità dello scambio, sebbene fonti vicine all’amministrazione abbiano già escluso la presenza di cantieri o lavori in corso che potessero alterare il normale percorso. La verità, come spesso accade, è tutta racchiusa in quei fotogrammi che ora si tratta solo di interpretare correttamente.

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