Tram deraglia a Milano, il conducente: «Mi sono sentito male e non ho attivato lo scambio»
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Redazione Interno
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La dinamica dell’incidente, quel pomeriggio di venerdì in viale Vittorio Veneto, appare ormai delineata nei suoi tratti essenziali, sebbene gli accertamenti tecnici e i rilievi della polizia locale, coordinati dal comandante Gianluca Mirabelli, debbano ancora fornire risposte definitive su ogni singolo aspetto di una vicenda che ha sconvolto il centro di Milano. Il conducente del tram della linea 9, un uomo di sessantun anni con una lunga esperienza alle spalle, ha riferito agli inquirenti di aver accusato un malore improvviso, un mancamento che gli avrebbe impedito di azionare correttamente il deviatoio: lo scambio, che avrebbe dovuto mantenere il mezzo in direzione di Porta Venezia, era invece orientato per la curva a sinistra, quella che immette in via Lazzaretto e che il convoglio ha imboccato a velocità tutt’altro che moderata. Il suo turno era iniziato da appena un’ora quando, intorno alle sedici e undici minuti, la vettura – un Tramlink nuovo di zecca, lunga venticinque metri – ha saltato la fermata di via Settembrini, ha imboccato la curva e ha iniziato una traiettoria folle, ripresa nitidamente dalla dashcam di un taxi, che ha mostrato il mezzo inclinarsi pericolosamente prima dell’impatto devastante contro l’angolo dell’edificio che ospita un ristorante giapponese.
Sotto i ferri della procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose affidato alla pm Elisa Calanducci, finiranno ora tutti gli elementi, a partire dai risultati dei test tossicologici e alcolimetrici cui il tranviere è stato sottoposto in ospedale e che sono risultati negativi, escludendo così, almeno in prima battuta, l’ipotesi dell’assunzione di sostanze. Ma gli investigatori non tralasciano alcun dettaglio: il cellulare dell’uomo è stato sequestrato per verificare eventuali distrazioni, e la scatola nera del tram, così come le condizioni dei binari – sottoposti a un intervento di manutenzione ordinaria la sera precedente – saranno analizzate nei minimi particolari per confermare la versione del malore o per scorgere eventuali anomalie tecniche, sebbene il sindaco Giuseppe Sala, recatosi sul posto, abbia subito sottolineato come il guasto al mezzo non sembri, al momento, la pista più probabile.
Il bilancio delle vittime, due uomini che viaggiavano a bordo, è stato certificato con i nomi e le storie personali che emergono dal dramma collettivo: Ferdinando Favia, cinquantanove anni, commerciante di Vigevano, sedeva nella parte posteriore accanto alla compagna, quando la violenza dell’urto lo ha sbalzato dal finestrino, uccidendolo sul colpo sotto gli occhi della donna, che ora è ricoverata in gravi condizioni al Fatebenefratelli. L’altra vittima, Abdou Karim Toure, cinquantotto anni, originario del Senegal, ha condiviso lo stesso tragico destino: proiettato all’esterno della vettura, è stato trasportato d’urgenza al Niguarda in arresto cardiaco, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Le loro figure, insieme a quelle dei feriti – cinquantaquattro in totale, con due persone ancora in rianimazione al Policlinico e un minore ricoverato – rappresentano il peso umano di una sciagura che poteva avere conseguenze persino peggiori, dato l’alto numero di passeggeri presenti sul mezzo nell’ora di punta.
Il racconto dei testimoni e la macchina dei soccorsi
L’impatto, descritto da molti come un boato enorme o un terremoto, ha scatenato l’immediata attivazione del piano di maxi-emergenza di Areu, con decine di ambulanze, vigili del fuoco e forze dell’ordine che in pochi minuti hanno trasformato viale Vittorio Veneto in un teatro di soccorso e caos controllato. I vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per estrarre le persone incastrate tra le lamiere, mentre i sanitari prestavano le prime cure ai feriti seduti nelle panchine dei giardini, in un viavai frenetico di barelle e urla, con i passanti che raccontavano di aver visto un uomo intrappolato sotto il tram e molti altri passeggeri insanguinati uscire barcollanti dalle vetture. Alcuni di loro, quelli in condizioni meno critiche, sono stati dimessi dopo le prime cure, ma la maggior parte è stata distribuita tra i principali ospedali della città – Policlinico, Niguarda, San Carlo, Sacco, San Raffaele – dove medici e infermieri stanno ancora monitorando i quadri clinici più complessi, come quello di un uomo di sessant’anni con traumi al torace e alla colonna vertebrale, in attesa di un miglioramento per poterlo operare.
Gli accertamenti in corso e la posizione del conducente
Il procuratore capo Marcello Viola, presente sul luogo della tragedia fin da subito, ha coordinato i primi rilievi, mentre la procura, al di là della confessione del conducente sul malore, mantiene aperto ogni scenario, consapevole che solo l’incrocio dei dati della scatola nera, le immagini delle telecamere di sorveglianza e le testimonianze potranno stabilire con certezza se vi sia stata una responsabilità umana, un guasto improvviso o una combinazione fatale di entrambi gli elementi. Il conducente, ancora sotto choc e ricoverato in ospedale in condizioni definite non critiche, dovrà essere ascoltato nuovamente in maniera più approfondita dagli inquirenti, che vogliono comprendere la natura del malore, la sua durata e se vi siano stati segnali premonitori che avrebbero potuto consentire una fermata di emergenza, il cui freno, tra l'altro, secondo alcune prime ricostruzioni non avrebbe funzionato correttamente o forse non è stato azionato in tempo. L’azienda di trasporti milanese, Atm, dal canto suo, ha espresso il proprio cordoglio e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria ogni documento e supporto tecnico, in un’indagine che si preannuncia lunga e complessa, volta a fare piena luce su una delle pagine più nere della circolazione stradale milanese degli ultimi anni.




