Il tram deraglia a Milano, la procura ricostruisce la dinamica e il conducente finisce nel registro degli indagati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Milano ha formalizzato un’ipotesi di ricostruzione che getta una luce piuttosto netta sulle fasi immediatamente precedenti il deragliamento del tram della linea 9, quel pomeriggio del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, e l’iscrizione del conducente nel registro degli indagati rappresenta ora il perno attorno al quale ruota l’inchiesta. Il provvedimento firmato dal pubblico ministero Elisa Calanducci, come si apprende dagli atti di sequestro eseguiti negli uffici dell’Atm, contesta al tranviere, un uomo di sessant’anni con una lunga carriera alle spalle, i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio stradale e lesioni personali plurime, tutti aggravati dalla violazione delle norme sulla circolazione. La decisione della magistratura di procedere con un’imputazione così articolata si basa, almeno in questa fase, su un elemento chiave: la velocità sostenuta dal convoglio, un moderno Stadler Tramlink, all’altezza dello scambio ferroviario situato all’incrocio con via Lazzaretto. Secondo quanto si legge nel decreto, l’uomo non avrebbe regolato la marcia in prossimità dell’intersezione e non avrebbe azionato il deviatoio per mantenere la direzione rettilinea, finendo così per immettersi nella curva a sinistra a una velocità tale da causare il deragliamento e il successivo, violentissimo impatto contro la facciata del palazzo e il ristorante al piano terra.

Nel frattempo, l’azienda dei trasporti milanese ha intanto avviato un’operazione di sostegno concreto nei confronti delle persone rimaste coinvolte nel sinistro, che ha provocato complessivamente 54 feriti e due vittime. Atm ha fatto sapere, tramite fonti stampa, di aver disposto un primo indennizzo immediato di 5 mila euro per ciascuno dei passeggeri e dei cittadini che hanno riportato lesioni, una cifra che viene definita come un acconto e che verrà in ogni caso ricalibrata e adeguata sulla base della gravità oggettiva delle condizioni di salute e dei danni permanenti che dovessero essere riscontrati dai medici legali nel corso dei prossimi mesi. L’azienda, che si è detta profondamente scossa e ha manifestato il proprio cordoglio anche con omaggi floreali sul luogo della tragedia, sta inoltre cercando di mettersi in contatto con i familiari delle due persone decedute per offrire assistenza, mentre prosegue il lavoro per rintracciare tutti i feriti, molti dei quali sono già stati dimessi dagli ospedali cittadini dopo le prime cure.

L’incidente, le vittime e il nodo della sicurezza

Dietro i numeri e le procedure giudiziarie, però, restano i volti e le storie di chi non c’è più. La Procura, nell’ambito degli accertamenti tecnici, ha già provveduto a identificare con certezza entrambi i passeggeri deceduti. Si tratta di Ferdinando Favia, 59 anni, imprenditore di Vigevano, e di Abdou Karim Tourè, 56enne senegalese senza fissa dimora. La loro morte è avvenuta in circostanze drammaticamente simili: entrambi, seduti all’interno della vettura, sono stati sbalzati fuori dal finestrino a causa della forza centrifuga e della violenza dello schianto, finendo poi travolti dalla massa del mezzo stesso o morendo per le ferite riportate durante il trasporto in ospedale. La dinamica, confermata dalle prime testimonianze e dai rilievi della polizia locale, racconta di un impatto talmente devastante da far sembrare l’esplosione di una bomba a chi si trovava nei paraggi, con il tram che ha letteralmente sfondato le vetrate del locale, risparmiando per puro caso un fattorino e un giovane fermo sul marciapiede.

Sul fronte delle indagini, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata in queste ore su due aspetti complementari, finalizzati a verificare la tenuta del sistema e la versione fornita dal conducente. Da un lato, gli agenti hanno eseguito un sequestro di documenti nella centrale operativa di via Monte Rosa, acquisendo i brogliacci e le comunicazioni intercorse quel venerdì pomeriggio tra il personale in sala e il tranviere, per capire se vi siano state segnalazioni di anomalie o di un malore prima del deragliamento. Dall’altro lato, si attende l’esito degli accertamenti sulla cosiddetta scatola nera del tram, il dispositivo che registra i parametri di marcia, e sui tabulati telefonici dell’autista, il quale, fin dai primi istanti dopo l’incidente, ha riferito di aver accusato un improvviso malore, un blackout o una sincope, tanto da raccontare ai medici del Niguarda che per lui “era diventato tutto nero”. L’istruttoria dovrà stabilire se quel malessere sia oggettivamente riscontrabile e, soprattutto, se sia compatibile con il mancato azionamento del sistema di sicurezza “uomo morto”, un meccanismo che, in caso di perdita di coscienza, dovrebbe azionare automaticamente la frenata d’emergenza, cosa che in questo caso non è avvenuta.

La macchina della solidarietà e i prossimi accertamenti

Oltre agli aspetti giudiziari e alle procedure di indennizzo, la città ha assistito all’attivazione di una catena di solidarietà spontanea, specialmente nei confronti dei titolari del ristorante finito al centro della trayettoria del tram. L’impatto, infatti, non ha solo devastato le vetrine e l’arredamento del locale in pochi secondi, ma ha di fatto trasformato l’attività in un cantiere, costringendo i proprietari a fermarsi proprio nel periodo in cui Milano ospitava la settimana della moda, con un afflusso turistico e di visitatori straordinario. La risposta dei colleghi ristoratori e dei cittadini non si è fatta attendere, dando vita a una mobilitazione per aiutare il locale a rimettersi in piedi e a riaprire i battenti, un gesto che testimonia la volontà di reagire e di sostenere chi, senza alcuna colpa, si è trovato al centro di una sciagura tanto improvvisa quanto inaspettata. Per i 54 feriti, invece, il percorso di recupero sarà lungo e il loro destino economico è ora legato alle valutazioni che i periti e gli avvocati faranno nei prossimi mesi, partendo proprio da quel primo assegno di 5 mila euro che Atm ha promesso di recapitare a ciascuno di loro.

Parallelamente, la Procura, guidata dal procuratore Marcello Viola, non ha chiuso alcuna porta e mantiene aperte tutte le piste. Nonostante le prime verifiche sullo scambio non abbiano rilevato malfunzionamenti, gli investigatori continueranno a setacciare la documentazione tecnica del modello Tramlink, un mezzo nuovissimo entrato in servizio da pochi mesi, per escludere con certezza l’ipotesi di un guasto tecnico, anche se al momento l’ipotesi prevalente, suffragata dal decreto di sequestro, è quella di un errore umano legato a una distrazione o, appunto, a un malore che ha impedito al conducente di operare correttamente il deviatoio e di rallentare in prossimità dell’incrocio. Solo l’incrocio tra i dati della scatola nera, le analisi del sangue e le eventuali comunicazioni radio potrà, nelle prossime settimane, fornire un quadro più definito su ciò che accadde esattamente in quei secondi fatali.

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