Franciacorta Studio: quando il vino incontra il marmo alla Design Week di Milano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Milano si appresta a vivere la sua consueta, eppure sempre mutevole, settimana di fuoco dedicata al design, con il Salone del Mobile pronto ad aprire i battenti alla Fiera di Rho (dove sono attesi oltre 1.900 espositori provenienti da 32 Paesi) e il Fuorisalone che, ormai da anni, ne rappresenta il contraltare creativo diffuso per le strade del centro. In questo scenario di grande fermento, dove la geopolitica ha purtroppo imposto qualche defezione last minute – si parla di quattro espositori tra Libano, Emirati Arabi Uniti e India costretti a rinunciare alla partecipazione – c’è chi sceglie di raccontare il territorio attraverso un’alleanza inedita tra bollicine e pietra. È il caso di “Franciacorta Studio”, il progetto espositivo e culturale che debutterà ufficialmente nel calendario della Design Week dal 21 al 25 aprile, ospitato negli eleganti spazi di Slowear a Milano.
L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra il Consorzio Franciacorta e Luce di Carrara (azienda specializzata nella lavorazione del marmo e parte del gruppo Henraux), mette in relazione due mondi solo apparentemente distanti come la vite e la cava, trovando un terreno comune nel concetto di trasformazione della materia. Se il vino nasce da un equilibrio tra natura, suolo e intervento umano, lo stesso si può dire del marmo che, estratto dalla terra, viene plasmato fino a diventare design; entrambi, ci raccontano gli organizzatori, sono figli di un preciso territorio e del tempo, quello lento della cura e dell’evoluzione. Non si tratta, dunque, di una semplice degustazione fine a se stessa, bensì di un percorso immersivo che intreccia la vista, il tatto e, naturalmente, il gusto.
Il progetto, che porta la firma curatoriale di Pierattelli Architetture per quanto riguarda la parte oggettuale, si articola in due momenti distinti ma complementari. Da un lato, troviamo l’allestimento vero e proprio: un viaggio sensoriale che attraversa gli elementi fondanti del terroir franciacortino – la terra, il vento, l’acqua – tradotti in superfici marmoree, installazioni e pezzi unici che dialogano con lo spazio. Dall’altro, un programma serale di incontri e degustazioni pensato per addetti ai lavori e semplici appassionati, che animerà le serate trasformando lo showroom in un salotto culturale dove discutere di design e identità. È in questo contesto che si inserisce la collezione di oggetti dedicati al servizio del vino: una linea che comprende bowl, portabottiglie, secchielli per il ghiaccio e vassoi, tutti realizzati in marmo Versilys.
La matericità della condensa e l’assenza di retorica
Ciò che rende peculiare questa operazione, al di là della semplice spettacolarizzazione tipica della settimana milanese, è la cura riposta nei dettagli tattili della collezione. Gli oggetti firmati da Pierattelli Architetture non cercano la lucentezza patinata, ma anzi, giocano con una finitura sabbiata che attenua la luce e restituisce una superficie morbida, quasi irregolare. Questa scelta stilistica richiama volutamente l’effetto della condensa che si forma sul calice di vino freddo, un sottile strato di opacità che trasforma la percezione visiva e tattile del marmo, accostato a inserti in legno per creare un piacevole contrasto materico. In un Fuorisalone spesso saturo di installazioni effimere, l’operazione di Franciacorta sembra voler restituire fisicità all’esperienza, invitando il visitatore a toccare, a sentire il peso della pietra così come si osserva il perlage di una bollicina.
Un contesto geopolitico che frena i mercati emergenti
Mentre i quartieri di Brera, Tortona e la nuova Isola si preparano ad accogliere un flusso incessante di visitatori, l’edizione 2026 del Salone del Mobile porta con sé anche il peso di un contesto internazionale complesso. La conferma arriva dai dati ufficiali: nonostante il sold-out degli spazi espositivi e la presenza massiccia di buyer internazionali, la guerra in corso ha costretto alcune realtà provenienti da Paesi critici a rinunciare alla trasferta milanese. La presidente del Salone, Maria Porro, ha confermato le disdette di due gallerie di Dubai, un’azienda libanese e una indiana, un segnale tangibile di come le tensioni globali finiscano inevitabilmente per intaccare anche il comparto del lusso e del design, che pure tiene botta grazie ai flussi da Stati Uniti ed Europa. È in questo clima di incertezza che eventi come “Franciacorta Studio” acquisiscono un significato ulteriore: quello di ribadire la resilienza della filiera produttiva italiana, capace di tessere nuove narrazioni anche quando le rotte commerciali si fanno accidentate.
Dalla terra al calice: un percorso senza mediazioni
La scelta di allestire lo studio negli spazi Slowear non è casuale, così come non lo è la decisione di aprire le porte al pubblico già dalle 10.30 del mattino, con turni di degustazione fissati nel tardo pomeriggio. L’obiettivo dichiarato è quello di abbattere le barriere tra il prodotto (il vino) e il fruitore (il visitatore), utilizzando il design come linguaggio universale. Se per anni la presenza della denominazione durante la Design Week era relegata a un ruolo di contorno o di partner enologico per eventi altrui, quest’anno la Franciacorta sceglie una strada diversa: si prende uno spazio proprio, una casa dove raccontare la propria filosofia senza filtri. La sfida, per un prodotto legato a un’immagine spesso patinata, è quella di risultare autentica in un contesto, quello del Fuorisalone, dove l’autenticità è la merce più rara e ricercata.




