Gli Oscar 2025 puntano sul fattore wow: da Robert Downey Jr. ad Anne Hathaway, ecco chi salirà sul palco
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mancano ormai pochissimi giorni alla notte più attesa dell’anno per gli appassionati di cinema, quella del 15 marzo, quando al Dolby Theatre di Ovation Hollywood andrà in scena la 98esima edizione dei Premi Oscar, e l’Academy, nel suo instancabile lavoro di cesello del programma, continua a svelare i nomi delle celebrità che si alterneranno sul palco per consegnare le ambite statuette. L’ultimo e Corposo annuncio dei produttori esecutivi, Raj Kapoor e Katy Mullan, ha di fatto alzato il velo su quella che si preannuncia come una delle serate più scintillanti degli ultimi anni, aggiungendo un ulteriore strato di lustro a una cerimonia che, va detto, vede il ritorno alla conduzione del comico Conan O’Brien per il secondo anno consecutivo, forte del successo di pubblico e di critica ottenuto nell’edizione precedente.
Il parterre dei presentatori, che è andato via via arricchendosi nelle ultime settimane, include nomi di primissima fascia in grado di accontentare un po’ tutti i gusti e le generazioni di spettatori. Tra i volti nuovi chiamati a salire sul podio troviamo quello di Anne Hathaway, attrice che vanta un rapporto consolidato con la notte degli Oscar, avendola già condotta nel lontano 2011, e che torna così idealmente a casa. Insieme a lei, a sfilare dietro il leggio ci sarà anche un premio Oscar a dir poco ingombrante come Robert Downey Jr., reduce dal trionfo per “Oppenheimer”, il cui carisma e la cui verve ironica rappresentano senza dubbio una garanzia per i produttori. La lista si arricchisce poi con l’irlandese Paul Mescal, astro nascente del cinema d’autore, reduce dal successo di “Gladiator II” e dalla nomination per “Hamnet”, che non è candidato individualmente ma il film in cui recita sì.
Oltre a questi tre big, la lineup dei presentatori spazia in lungo e in largo per il firmamento di Hollywood, toccando la comicità con Will Arnett, il fascino internazionale con Priyanka Chopra Jonas, e la storia del cinema con Gwyneth Paltrow, altro nome che inevitabilmente riporta alla mente una certa epoca dorata della manifestazione. Questi si andranno ad aggiungere a una schiera di colleghi già annunciati in precedenza, un elenco che comprende artisti del calibro di Javier Bardem, Chris Evans, l’esordiente Chase Infiniti, Demi Moore, Kumail Nanjiani, Maya Rudolph e, dulcis in fundo, l’intera pattuglia dei vincitori dello scorso anno: Adrien Brody, Kieran Culkin, Mikey Madison e Zoe Saldaña, pronti a passare il testimone ai nuovi trionfatori a poche ore dalla proclamazione.
Il racconto italiano della notte e le nuove regole del voto
Mentre a Los Angeles si rifiniscono gli ultimi dettagli, in Italia la macchina organizzativa della Rai è già pronta a portare il “profumo” di Hollywood direttamente nelle case degli spettatori. La prima serata di Rai 1 lascerà spazio, a partire dalle 23.30 di domenica 15 marzo, a una edizione speciale di “Oscars – La notte in diretta”, programma che avrà alla conduzione Alberto Matano, affiancato da giornalisti ed esperti di settore per commentare l’assegnazione delle statuette. La regia prevede un collegamento fisso con l’inviato Mattia Carzaniga, posizionato sul red carpet del Dolby Theatre per catturare interviste e interviste e raccontare l’atmosfera che si respira a poche ore dall’inizio della cerimonia, in quella che è una produzione della Direzione Intrattenimento Day Time.
Dietro le quinte della grande macchina degli Oscar, però, non si parla soltanto di abiti e di discorsi di ringraziamento. L’edizione 2026 si presenta infatti come un banco di prova importante per alcune novità regolamentari introdotte dall’Academy, prima fra tutte l’obbligo di visione dei film candidati imposto ai giurati, una misura pensata per garantire che il voto sia il più consapevole possibile e che potrebbe ridurre il peso delle campagne promozionali più aggressive. Un’altra svolta, e non da poco, riguarda l’atteggiamento nei confronti della tecnologia: dopo anni di timori e dibattiti, l’intelligenza artificiale non verrà più considerata una minaccia ma un mezzo tecnico, del quale la giuria è chiamata a valutare il contributo artistico e umano, una sfida culturale che promette di dividere e appassionare gli addetti ai lavori.
La corsa per la miglior pellicola animata tra favori e sorprese
Guardando alle singole categorie, una delle più seguite e ricche di insidie è senza dubbio quella dedicata al miglior film d’animazione. Il quintetto delle candidate, composto da “Arco”, “Elio”, “KPop Demon Hunters”, “Little Amélie or the Character of Rain” e “Zootopia 2”, sembra aver rotto definitivamente con l’era del monopolio Disney-Pixar, quando il semplice marchio bastava spesso a garantire la vittoria. Quest’anno, al contrario, ci si trova di fronte a un ventaglio di proposte estremamente variegato, che spazia dal cinema d’autore europeo al fenomeno pop globale.
E a proposito di fenomeni globali, “KPop Demon Hunters” sembra essere la pellicola da battere: prodotta da Sony Pictures Animation, ha letteralmente conquistato il pubblico e la critica con la sua originalissima fusione tra musica, caccia ai demoni e un’estetica che fonde sapientemente il 2D dell’anime con le potenzialità del 3D. La sua ascesa è stata inarrestabile, diventando un caso culturale che ha travalicato i confini del grande schermo. Dall’altra parte della barricata troviamo però “Arco”, gioiello francese vincitore del Cristal ad Annecy, finanziato anche grazie all’interessamento di Natalie Portman, che racconta una storia delicata di ecologia e speranza, e “Little Amélie”, coproduzione belga e giapponese che incanta per la sua capacità di esplorare il mondo attraverso gli occhi di una bambina. La partita, come si vede, è apertissima.
I numeri da record e le strategie della produzione
A chiudere il cerchio di questa edizione ci pensano i numeri, che parlano di un’edizione da record per quanto riguarda le nomination: “Sinners”, pellicola horror del regista Ryan Coogler, ha fatto incetta di candidature arrivando a quota sedici, un’impresa riuscita a poche pellicole nella storia, seguita a ruota da “One Battle After Another” di Paul Thomas Anderson con tredici. A guidare la nave in questo mare di aspettative ci sarà, come detto, il timoniere Conan O’Brien, il cui humor irriverente e la capacità di tenere insieme intrattenimento e rispetto per la cerimonia sono già stati ampiamente collaudati lo scorso anno, quando la serata toccò picchi d’ascolto che non si registravano da un lustro. La produzione, forte di questi risultati, ha deciso di riconfermare in blocco lo stesso team creativo, puntando sulla continuità e sulla qualità di uno show che si preannuncia, già solo sulla carta, come un evento imperdibile per milioni di spettatori in oltre duecento territori in tutto il mondo.




