Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il palco del Dolby Theatre, nella notte degli Oscar 2026, si è trasformato in un set a cielo aperto. Non per la consegna di una statuetta, va detto, ma per un incontro che di cinematografico aveva tutto, tranne il copione. Anne Hathaway, che indossava un abito Valentino in ricordo dello stilista scomparso a gennaio, era affiancata da una presenza ingombrante, per restare in tema: Anna Wintour, il volto storico di Vogue America, colei che ha ispirato il personaggio di Miranda Priestly nel film del 2006. La direttrice, al suo debutto assoluto come presentatrice agli Academy Award, ha accolto la domanda dell'attrice a proposito del suo look serale - «Anna, per curiosità, cosa pensi del mio vestito?» - con un gelido cambio di passo, ignorando la richiesta e passando direttamente all'annuncio dei nominati per i Migliori costumi. Un gesto che ha scatenato l'ilarità della platea, perché riproduceva in modo quasi chirurgico le dinamiche di potere viste sul grande schermo.

Se qualcuno, tra il pubblico, nutriva ancora dei dubbi sulla natura volutamente promozionale del momento, questi sono stati spazzati via pochi istanti più tardi. La Wintour, nel congedare la collega di palco, l'ha ringraziata chiamandola «Emily», il nome della prima assistente che l'attrice interpretava nel film. Una battuta, questa, che giocava su un doppio livello di lettura: non solo la citazione esplicita della pellicola originale, ma anche un riferimento alla vera assistente personale della Wintour, Emily, seduta in platea. Lo sketch, va ricordato, si inserisce in un periodo di attesa per l'uscita del sequel, previsto per il 29 aprile, e la scelta di far salire la giornalista sul palco ha funzionato come un moltiplicatore di aspettative. La Wintour, che per l'occasione aveva persino rinunciato ai suoi inseparabili occhiali da sole scuri, salvo poi rimetterceli subito dopo l'annuncio del verdetto, ha dimostrato di sapersi muovere con disinvoltura tra realtà e finzione, prestandosi al gioco con la freddezza che ci si aspetterebbe dal suo alter ego cinematografico.

I vincitori e il tributo formale ai tecnici del cinema

La serata, naturalmente, non poteva ridursi al solo siparietto, per quanto ben riuscito. La coppia d'eccezione aveva il compito istituzionale di consegnare due premi tecnici, e lo ha fatto nel rispetto dei tempi e delle forme. La statuetta per i Migliori costumi è andata a Kate Hawley, per il suo lavoro in Frankenstein di Guillermo del Toro, mentre il premio per il Miglior trucco e acconciatura è stato assegnato al team composto da Mike Hill, Cliona Furey, Jordan Samuel e Megan Many, per lo stesso film. Un riconoscimento, quest'ultimo, che premia la cura artigianale e la trasformazione fisica degli attori, elementi centrali nella poetica del regista messicano. La scelta di affidare la presentazione di queste categorie a due figure così legate al mondo della moda non è stata casuale, e ha sottolineato il legame sempre più stretto tra l'industria del costume e quella del cinema, un rapporto che passa attraverso lo studio dei tessuti, delle forme e delle epoche storiche.

L'omaggio di Anne Hathaway a Valentino Garavani

A margine della polemica garbata messa in scena con la Wintour, c'è un dettaglio che merita attenzione, ed è la scelta stilistica di Anne Hathaway. L'attrice, seguita dalla stylist Erin Walsh, ha indossato un abito della collezione Valentino Haute Couture Primavera/Estate 2026, disegnato da Alessandro Michele. Una decisione che andava oltre la semplice dichiarazione di stile, configurandosi come un tributo sentito a Valentino Garavani, lo stilista scomparso lo scorso gennaio e con il quale la Hathaway aveva un legame profondo. La stessa aveva partecipato ai funerali a Roma, e in quell'occasione era stata fotografata proprio accanto ad Anna Wintour. Indossare Valentino sul palco degli Oscar, dunque, ha rappresentato un modo per onorare la memoria di un amico, un gesto personale in una cornice pubblica, lontano dai riflettori puntati sulla promozione del sequel.

Bella Hadid e la sua prima volta al Vanity Fair Oscar Party

Se il palco principale è stato dominato dal duo Hathaway-Wintour, il dopo-festa ha visto protagonista un altro volto noto del fashion system. Bella Hadid, modella e cover girl di Vogue Italia, ha fatto il suo ingresso per la prima volta al Vanity Fair Oscar Party, e lo ha fatto con un look che non è passato inosservato. La scelta è caduta su un due pezzi di Prada, una gonna a matita e un crop top con dettaglio a sciarpa, entrambi di un bianco perla che richiamava un minimalismo anni Novanta. Una presenza, la sua, che ha diviso l'attenzione tra il tappeto rosso e le chiacchiere di corridoio, in un momento in cui la modella sta muovendo i primi passi nel mondo della recitazione: è attesa nella serie The Beauty di Ryan Murphy, un progetto che la vedrà impegnata in un ruolo di rilievo accanto a un cast corale. La serata, quindi, ha messo in scena un passaggio di consegne ideale, tra chi il cinema lo ha già consacrato e chi, come la Hadid, sta cercando di costruirsi uno spazio in quel settore, portando con sé l'estetica e la disciplina del mondo da cui proviene.

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