Anne Hathaway, tra “il diavolo veste Prada 2” e una popstar ispirata a Taylor Swift: il 2026 è il suo anno

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il 2026, a dispetto di qualsiasi ragionevole tentativo di pronostico hollywoodiano, si sta rivelando l’anno di Anne Hathaway. L’attrice americana – che di anni ne ha da poco compiuti 43 – non solo è stata incoronata dalla rivista People come la “più bella cover star al mondo”, ma si trova ora a navigare a vele spiegate in un mare di uscite cinematografiche che ne scandiranno i prossimi mesi. Ospite, nella tarda serata di ieri, del “Late Show” di Stephen Colbert, il talk show trasmesso dalla CBS, Hathaway ha offerto al pubblico un’anticipazione (misurata, come impone il mestiere) dei cinque progetti che la vedono protagonista. Tra questi, due stanno catalizzando l’attenzione in modo particolare: l’attesissimo sequel di “Il diavolo veste Prada” e “Mother Mary”, pellicola nella quale l’attrice interpreta una popstar in cerca di redenzione, un personaggio che molti critici hanno già accostato – per costruzione narrativa e presenza scenica – al mondo di Taylor Swift, sebbene nessuna dichiarazione ufficiale abbia mai confermato un riferimento diretto.

Il ritorno di Andy Sachs, tra nostalgia e un guardaroba che non vedremo

“Il diavolo veste Prada 2”, in arrivo nelle sale il 29 aprile distribuito da Walt Disney, riporterà sul grande schermo il duo formato da Meryl Streep e Hathaway, affiancate nuovamente da Emily Blunt e Stanley Tucci. La regia, in questo capitolo, è ancora affidata a David Frankel. Durante la promo, però, l’attrice ha fatto una rivelazione che farà discutere gli appassionati di moda (e non solo): esiste un suo look preferito tra quelli indossati sul set, un capo che lei stessa definirebbe il più vibrante e sofisticato, eppure gli spettatori non lo vedranno nel montaggio finale. Nel video pubblicato sui social da The Hook, alla domanda di Colbert su quale fosse l’abito che più l’avesse segnata, Hathaway non ha esitato un attimo. Ha descritto – senza cadere in dettagli tecnici eccessivi – un abbinamento fatto di décolleté rosse e gonna midi grigia, un insieme cromatico che, a suo avviso, racchiudeva perfettamente la primavera 2026. Peccato che quella scena, per ragioni di ritmo narrativo, sia stata tagliata in fase di montaggio.

L’Odissea di Nolan e l’incanto di Penelope

Ma il calendario di Hathaway non si esaurisce con il ritorno nel mondo della moda editoriale. A luglio, l’attrice darà volto a Penelope ne “L’Odissea”, la nuova attesissima interpretazione di Christopher Nolan. Pur non avendo rivelato particolari sulla lavorazione – e Nolan è noto per la sua politica di blindatura delle sceneggiature – la stessa Hathaway ha lasciato intendere, durante la chiacchierata con Colbert, che si tratterà di una Penelope lontana dagli stereotipi mitologici, più combattiva e sfumata. Il film, la cui produzione ha tenuto banco per mesi nei circuiti dell’industria, rappresenta un ulteriore tassello di una carriera che, dopo l’Oscar vinto per “Les Misérables”, continua a alternare blockbuster e progetti d’autore con notevole fluidità.

Il tappeto rosso come palinsesto: da Valentino a Versace

Impegnata in una tournée promozionale che l’ha portata a Tokyo, Città del Messico, New York e Londra, Anne Hathaway ha trasformato ogni tappeto rosso in una dichiarazione di stile autonomamente narrativa. A Tokyo è apparsa con un abito increspato di ruches di Valentino; nella capitale messicana ha sfoggiato un miniabito rosso a maniche lunghe firmato Stella McCartney; a New York si è presentata con uno strapless rosso rubino da Louis Vuitton, dalla gonna a corolla ampia e teatrale; infine, a Londra, ha indossato uno scultoreo blu notte di Atelier Versace. Quattro tappe, quattro silhouette radicalmente diverse, nessuna delle quali replica la precedente. Un’ossessione, quella per il dettaglio sartoriale, che l’attrice condivide con il pubblico del “Late Show”: durante l’intervista, ha ammesso di conservare ancora qualche scarpa dei set passati, quasi fossero reperti di una vita professionale che rifiuta di archiviare del tutto.

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