L’Italia deferita all’assemblea della Cpi per il caso Almasri, la presa d’atto dell’Aja

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La presidenza della Corte penale internazionale – che ricordo essere l’organo giurisdizionale permanente con sede all’Aja – ha ufficialmente trasmesso il dossier relativo alla mancata cooperazione dell’Italia all’Assemblea degli Stati Parte, un passaggio formale che rappresenta l’atto conclusivo di una procedura avviata mesi fa nel silenzio delle cancellerie. La notizia, diffusa tramite un comunicato stampa della stessa Cpi, non fa che mettere nero su bianco quanto già emerso in via informale lo scorso 26 gennaio, ovvero la constatazione che il nostro Paese avrebbe violato gli obblighi previsti dallo Statuto di Roma, quel trattato fondativo che proprio nella Capitale fu firmato nel 1998. In pratica, il governo è accusato di avere inciampato in un inadempimento pesante: non ha dato corso alla richiesta di arrestare e consegnare il generale libico Osama Almasri, presunto torturatore finito al centro di una bufera diplomatica e giudiziaria.

Un rinvio formale che segue la decisione della Camera preliminare

La decisione di deferire l’Italia risale a quasi tre mesi fa, ma è stata ufficializzata solo ora con la trasmissione della documentazione al presidente dell’Assemblea degli Stati Parte, un passaggio tecnico che dà il via alla fase politica della vicenda. Come si legge nella nota diffusa dalla Corte, il 17 ottobre dello scorso anno la Camera preliminare I aveva già emesso una sentenza severa: l’Italia “non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali”, impedendo alla Corte di esercitare le sue funzioni. Non si trattava di un’opinione, ma di una constatazione giuridica secondo cui Roma avrebbe dovuto trattenere Almasri – arrestato a Torino nel gennaio 2025 su mandato internazionale – e invece ne favorì il rimpatrio a Tripoli a bordo di un volo di Stato. La contestazione è duplice: da un lato, la mancata esecuzione della cattura mentre il sospettato si trovava sul suolo italiano; dall’altro, la decisione di non consultare neppure l’Aja per risolvere i presunti conflitti tra il mandato d’arresto e una richiesta di estradizione parallela presentata dalla Libia.

La convocazione italiana e il ruolo dell’ufficio di presidenza

A questo punto, la palla passa all’Assemblea degli Stati Parte, che è l’organo legislativo e di controllo della Cpi, composto dai rappresentanti di tutti i Paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma. La prossima sessione plenaria è in calendario a New York dal 7 al 17 dicembre, e sarà proprio in quelle date che i delegati dovranno esaminare il “dossier Italia” e decidere se – e come – sanzionare la condotta del governo. Nel frattempo, però, la macchina procedurale non si ferma: un rappresentante italiano è già stato convocato per discutere le implicazioni del deferimento, con l’obiettivo dichiarato di chiarire quali garanzie intenda offrire Roma per una cooperazione futura più trasparente. L’ufficio di presidenza, che funge da esecutivo dell’Assemblea, preparerà quindi una relazione dettagliata sulle misure intraprese, corredandola di eventuali raccomandazioni da sottoporre poi al voto dei membri.

Il fronte interno e le ripercussioni giudiziarie

Mentre la vicenda si sposta sul piano diplomatico, in Italia il caso ha già prodotto strascichi giudiziari rilevanti, a dimostrazione di come uno strappo normativo possa riverberarsi a cascata su più livelli. La procura di Roma, dopo aver a lungo indagato sui fatti, ha formalmente chiesto il rinvio a giudizio per l’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia, una figura accusata di false dichiarazioni agli inquirenti proprio nel tentativo di ricostruire i passaggi oscuri di quelle quarantotto ore convulse. Il tribunale dei ministri, dal canto suo, aveva in precedenza richiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti dei titolari dei dicasteri competenti, una richiesta poi respinta dal parlamento; ciò non ha però fermato l’azione della magistratura ordinaria, che ha proseguito il suo lavoro sul fronte della presunta menzogna resa a verbale. Ecco, quindi, che il deferimento internazionale e le inchieste interne si intrecciano, anche se su binari distinti: da un lato la violazione degli accordi multilaterali, dall’altro la verifica della condotta dei singoli funzionari coinvolti nella gestione del caso.

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