Guerra Ucraina-Russia, la strategia del gelo e i mandati dell’Aja
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Redazione Esteri
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Mentre Kiev affronta un nuovo inverno sotto la minaccia dei missili, con migliaia di residenti privi di riscaldamento dopo l’ultimo attacco, il presidente Volodymyr Zelensky ha rilanciato da Vilnius la richiesta di un supporto alleato più deciso per i sistemi di difesa aerea. La scena, purtroppo, non è nuova: già nel 2022, infatti, milioni di ucraini patirono il freddo e l’oscurità a causa della sistematica distruzione delle infrastrutture energetiche, un metodo di guerra che sembra ormai consolidato. Benchè una corrente d’opinione tenda a leggere questi raid come una mera rappresaglia ai bombardamenti ucraini su obiettivi russi, come le raffinerie, la cronologia degli eventi dimostra che la scelta di colpire ciò che è essenziale alla vita civile risale a molto tempo addietro, configurando una precisa strategia militare.
I mandati di cattura della Corte penale internazionale
Proprio quella strategia, che fa del freddo un’arma, ha portato la Corte penale internazionale dell’Aja a emettere, il 25 giugno 2024, due mandati d’arresto per il ministro della Difesa Serghej Shoigu e per il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov. I due, accusati di crimini di guerra e contro l’umanità, sarebbero, secondo i giudici, responsabili di aver diretto attacchi contro la popolazione civile e contro beni non militari, quali abitazioni, scuole, ospedali e, appunto, le centrali elettriche. Si tratta di atti inumani, che hanno segnato profondamente il conflitto fin dalle sue prime fasi, rendendo la vita dei civili un costante esercizio di sopravvivenza.
La guerra quotidiana: ordigni inesplosi e attacchi aerei
La pericolosità di questi bombardamenti si prolunga ben oltre l’impatto iniziale, come dimostra l’episodio occorso nel quartiere Dnipro di Kiev, dove artificieri della polizia hanno dovuto neutralizzare la testata inesplosa di un missile Iskander-M. L’ordigno, del peso di circa mezza tonnellata, si era conficcato nei pressi di palazzi residenziali e di una stazione di servizio, rappresentando una minaccia latente e persistente per l’intera area. Dall’altra parte del confine, intanto, il governatore dell’oblast di Belgorod, Vyacheslav Gladkov, ha denunciato quello che è stato definito il bombardamento più massiccio sulla città dall’inizio dell’invasione, con danni ingenti alle infrastrutture energetiche locali e un incendio divampato in un parco cittadino a causa dei detriti caduti.
La risposta militare russa e lo scenario attuale
Mosca, da parte sua, ha rivendicato la distruzione di un sito di lancio di droni d’attacco ucraini nella regione di Cernihiv, da dove, secondo le dichiarazioni russe, venivano condotte operazioni contro il territorio nazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si trova ora a gestire, nel suo nuovo mandato, le complesse dinamiche di un conflitto che continua a evolversi su questo duplice binario: da un lato, la guerra di posizione e i bombardamenti strategici; dall’altro, quella che appare sempre più chiaramente come una guerra contro la popolazione civile, condotta attraverso privazioni estreme e già giudicata dalla magistratura internazionale.




