Giorgio Armani, il silenzio di Milano e l'ultimo saluto a un re
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Redazione Interno
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Mentre Milano sembra aver trattenuto il respiro, in via Borgonuovo regna un silenzio insolito e rispettoso, quasi che la città intera abbia deciso di onorare le ultime volontà di Giorgio Armani. Al civico 21, dove lo stilista viveva con Leo Dell’Orco, una guardia staziona discreta, a presidiare un dolore che è ancora privato. Il viavai, in queste ore, è ridotto a un movimento compassato di giovani collaboratori in abiti scuri – qualcuno dei quali ostenta con orgoglio una t-shirt dell’azienda – che escono dagli uffici di fronte, immersi in un’atmosfera di mestizia che va ben oltre il cordoglio ufficiale.
L’eredità che Armani lascia, del resto, non è misurabile soltanto in collezioni o sfilate, ma si intreccia in modo indelebile con la storia della moda e dello star system internazionale. La sua estetica minimal chic, fatta di eleganza confortevole e di un rigore solo apparente che in realtà liberava i corpi, ha conquistato le donne più iconiche del pianeta, teste coronate in primis. Lady Diana, negli ultimi anni della sua vita, si avvicinò in modo particolare alla visione della maison, affidandole la propria immagine in diverse occasioni e commissionando persino un abito – che non ebbe purtroppo mai il tempo di indossare – al designer piacentino.
Non solo la Principessa del Galles: Charlene di Monaco scelse «Re Giorgio» per disegnare il suo abito nuziale, mentre Meghan Markle indossò Armani in quella celebre e discussa intervista con Oprah Winfrey. Un rapporto speciale, il suo, con le royal, che andava oltre il semplice vestire per diventare narrazione di un’eleganza insieme potente e discreta, proprio come i suoi celebri suit. Una filosofia che lo portò, nel 2005, a cimentarsi – e a trionfare – anche nel territorio più esclusivo ed esigente, quello dell’Alta Moda, dove ogni capo è un pezzo unico frutto di una lavorazione che può richiedere fino a novecento ore di lavoro.
In questi giorni di raccoglimento, affiorano i ricordi più personali, come quello del sindaco di Milano Beppe Sala, che alla festa dell’Unità ha rievocato l’ultima, toccante telefonata ricevuta dallo stilista lo scorso 6 agosto. «Mi ha chiamato in un momento difficile per me», ha raccontato il primo cittadino, sottolineando come la voce di Armani fosse già affaticata ma il messaggio chiarissimo: «Il senso era: “sono un amico vero”». Una dimostrazione di affetto che Sala ha custodito, preferendo non pubblicare alcuna foto per mantenere intimo quel ricordo.




