Farage sfonda nelle locali inglesi, il bipartitismo trema mentre Reform UK conquista un seggio
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Redazione Esteri
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L’implosione del centrismo occidentale, fenomeno ormai consolidato in gran parte d’Europa, sembrava aver risparmiato il Regno Unito, dove laburisti e conservatori hanno a lungo dominato senza rivali. Ma i risultati delle ultime elezioni locali, caratterizzati da una competizione serrata come non si vedeva da un secolo, raccontano una storia diversa. Nigel Farage, figura polarizzante ma capace di intercettare il malcontento come pochi, ha guidato Reform UK a una vittoria simbolica e politica: strappando per soli sei voti il seggio di Runcorn and Helsby ai laburisti, mentre i conservatori, relegati al terzo posto, subiscono un altro colpo.
Quello che potrebbe apparire un successo marginale – un solo seggio parlamentare – assume invece un peso rilevante se letto nel contesto più ampio. Farage, da oltre un decennio, agisce come una sorta di sismografo delle frustrazioni britanniche, trasformando disagi diffusi in battaglie politiche. Fu lui, del resto, a imporre la Brexit nell’agenda nazionale, costringendo i Tory a rincorrerlo e portando infine all’uscita del Regno Unito dall’Ue. Oggi, mentre l’elettorato si mostra sempre più insoddisfatto della gestione laburista su immigrazione e costo della vita, il leader populista torna a capitalizzare il malumore.
"I risultati sono deludenti", ha commentato il premier Keir Starmer, riconoscendo implicitamente la portata della sconfitta. Eppure, nonostante i segnali di allarme, né lui né i conservatori sono riusciti a frenare l’ascesa di Reform UK, che nelle amministrative ha conquistato consensi ben oltre le attese. La vittoria in un collegio tradizionalmente laburista, per quanto risicata, dimostra come il partito di Farage stia erodendo le basi elettorali di entrambi i grandi schieramenti.
L’irruzione di Reform UK nel panorama politico britannico non è dunque un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di una lunga serie. Se Farage è riuscito a portare in Parlamento la sua prima deputata – la neoeletta Sarah Pochin, che ha ottenuto il 38,7% dei voti – è perché ha saputo trasformare lo scontento in consenso, puntando su temi trascurati dai partiti maggiori. Il fatto che i Verdi abbiano superato i Liberal Democratici in alcune circoscrizioni, completando un quadro già frammentato, suggerisce che l’era del bipartitismo potrebbe essere giunta a una svolta irreversibile.




