Farage esulta per il voto amministrativo: “Svolta storica, siamo qui per restare”
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Redazione Esteri
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L’onda lunga del voto amministrativo britannico, quella che ieri, 7 maggio, ha spazzato via certezze politiche durate decenni, porta con sé un’interpretazione tanto netta quanto, per certi versi, attesa: a fornirla è Nigel Farage, leader di Reform Uk, che ha parlato senza mezzi termini di “svolta storica nella politica britannica”. Il suo giudizio, pronunciato a caldo mentre i primi dati consolidavano il crollo del partito laburista al governo, si regge su un dato oggettivo – la conquista di due consigli comunali completi, Newcastle-under-Lyme e Havering, e circa quattrocento seggi complessivi – e su una rivendicazione politica precisa, quella di essere ormai il vero vincitore della consultazione. Reform Uk, forza di destra anti-immigrazione dal pedigree dichiaratamente simil-trumpiano, si presenta così come il fattore disruptive di un sistema che, fino a ieri, sembrava ancora reggersi sull’alternanza tra Tory e Labour.
L’avanzata di Reform Uk, il ridimensionamento degli oppositori
Sgombrato il campo da ogni retorica di circostanza, i numeri parlano chiaro: a oltre un quarto delle schede scrutinate, il partito laburista guidato da Keir Starmer ha perso finora il sessanta per cento dei seggi che aveva conquistato nelle precedenti amministrative del 2022. Una emorragia che si aggiunge alla perdita di consensi nei tradizionali bacini operai e suburbani, quelli che avevano garantito la vittoria nazionale poco più di un anno fa. I conservatori, dal canto loro, non ne escono certo bene: arretrano anch’essi, seppur con un margine meno drammatico rispetto ai laburisti, e si trovano schiacciati in una morsa che li vede erosi sia a destra (da Farage) sia al centro (dai liberaldemocratici, in crescita). Questi ultimi, assieme ai Verdi, compongono quel mosaico di piccoli partiti che sottrae fette di elettorato al bipolare imperfetto inglese, consegnando al paese un quadro politico frammentato come non si vedeva da almeno una generazione.
Starmer incassa la sconfitta ma resta in sella
Se i risultati confermano le previsioni della vigilia, non altrettanto si può dire delle reazioni interne al Labour. Il primo ministro Keir Starmer, di fronte a una disfatta che definire storica è persino riduttivo, ha assunto su di sé la responsabilità della pesante sconfitta – un gesto quasi obbligato, verrebbe da dire – ma ha immediatamente annunciato che non presenterà le dimissioni. Una scelta che, se da un lato blocca sul nascere qualsiasi tentativo di resa dei conti immediata all’interno del partito, dall’altro lascia aperta una ferita destinata a sanguinare a lungo. Starmer ha dichiarato che il governo andrà avanti, ma senza specificare come intenda ricucire lo strappo con un elettorato che lo ha punito alle urne locali. E proprio questa indeterminatezza, unita alla mancanza di un rimpasto annunciato o di una linea chiara di correzione, rischia di trasformare una sconfitta amministrativa in una crisi di fiducia prolungata.
Un terzo dei voti e una nuova geografia del consenso
Reform Uk, stando ai dati parziali ma già significativi, sta raccogliendo circa un terzo dei voti espressi. Un risultato che, tradotto in seggi, sta ridisegnando la mappa del potere locale inglese: non solo nei due consigli già conquistati, ma in decine di circoscrizioni dove i candidati di Farage hanno superato laburisti e conservatori, spesso con distacchi a doppia cifra. Il messaggio che ne traspare, al netto di ogni enfasi propagandistica, è quello di un elettorato che ha smesso di votare per appartenenza e sceglie invece per protesta, o per adesione a un programma populista che punta tutto su tema immigrazione e sovranismo economico. Farage, dal canto suo, ha già incassato il risultato parlando di “svolta irreversibile” e rivendicando per il suo partito un ruolo non più marginale ma strutturale. La sua esultanza, del resto, ha un fondamento concreto: Reform Uk è qui per restare, e le amministrative del 7 maggio ne sono la prova lampante.




