Gorton and Denton, il verdetto degli elettori manda un messaggio che attraversa la Manica
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Redazione Esteri
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C’è un’immagine, nella notte di Manchester, che racconta più di qualsiasi analisi politica: Hannah Spencer, idraulica trentaquattrenne, che sale sul palco e si scusa con i clienti. Dovrà cancellare i lavori già prenotati, spiega, perché da adesso il suo posto è un altro, è alla Camera dei Comuni. Quella scusa, così lontana dai rituali della retorica elettorale, suggella una vittoria storica per il Partito Verde inglese, la prima in assoluto in una elezione suppletiva, e consegna al dibattito politico britannico, ma non solo a quello, un dato di fatto destinato a pesare.
Nel collegio di Gorton e Denton, roccaforte laburista dal 1931 dove il partito di governo alle politiche del 2024 aveva superato la metà dei consensi, il 41 per cento degli elettori ha scelto Spencer, consegnandole un margine di oltre quattromila voti sul secondo arrivato, il candidato di Reform UK. Il partito di Nigel Farage, spinto da una crescita costante nei sondaggi, si ferma al 29 per cento, mentre il Labour del primo ministro Keir Starmer sprofonda al terzo posto con appena il 25 per cento, un tonfo che ha pochi precedenti per un partito di governo. I conservatori, quarti con meno del due per cento, perdono addirittura la cauzione.
Il risultato, che arriva in un momento di riflessione anche per la sinistra italiana, costretta a confrontarsi con l’avanzata delle destre e la propria capacità di tenuta, non è solo un campanello d’allarme per Starmer, ma un fenomeno politico complesso. Da un lato, certifica il fallimento della strategia impressa dallo spin doctor Morgan McSweeney, dimessosi recentemente dallo staff di Downing Street: quella strategia che puntava a riconquistare l’elettorato operario e bianco sottratto da Reform UK attraverso una linea dura su immigrazione e identità nazionale. Dall’altro, mostra l’altra faccia della medaglia, e cioè la mobilitazione di una parte opposta dell’elettorato, quella dei giovani laureati e della numerosa popolazione musulmana del collegio – circa il 26 per cento degli aventi diritto – che ha trovato nei Verdi, e nella loro posizione netta sul conflitto a Gaza, un argine credibile e un nuovo punto di riferimento.
La stessa Hannah Spencer, che guida i Verdi nel consiglio di Trafford e che fino a due settimane fa stava frequentando un corso per diventare stuccatrice, ha costruito la sua campagna sul radicamento locale e su un linguaggio diretto, lontano dalla politica tradizionale. Nel suo discorso, ha parlato di chi si sente “lasciato indietro” e ha promesso di lottare per loro, mentre il suo staff, durante lo spoglio, lasciava filtrare la convinzione di aver intercettato un malcontento trasversale. E se Reform UK può comunque rivendicare di aver doppiato i laburisti, scavalcandoli in quella che era una roccaforte operaia, il dato più significativo è un altro: per la prima volta nella storia delle suppletive, né i conservatori né i laburisti figurano nelle prime due posizioni.
La doppia tenaglia che stringe il Labour
Il verdetto di Gorton e Denton fotografa un partito laburista preso in una morsa. Perde consensi a destra, verso Farage, ma perde anche – e in questo caso in misura addirittura maggiore – a sinistra, verso i Verdi. Il tentativo di emulare le politiche restrittive di Reform per arginare l’emorragia non ha funzionato, e anzi ha allontanato quella componente progressista e giovanile che cerca rappresentanza. La decisione della dirigenza nazionale di bloccare la candidatura del sindaco di Manchester, Andy Burnham, l’unico che forse avrebbe potuto limitare i danni, aggiunge ora un ulteriore motivo di fibrillazione interna.
Per i Verdi, invece, la notte di Manchester apre scenari inediti. La loro leader, Zack Polanski, parla già di un’ondata in grado di portare decine di nuovi parlamentari a Westminster, e il dato di Gorton e Denton – dove il partito ha triplicato i voti rispetto al 2024 – sembra dare ragione a quelle ambizioni. Una dinamica, questa, che non può lasciare indifferenti gli osservatori italiani. Perché al netto dei sistemi elettorali e dei diversi equilibri politici, la domanda che attraversa la Manica è la stessa: cosa accade quando un’area politica, pensata per governare, perde il contatto con le sue basi sociali e si trova esposta su entrambi i fianchi? La risposta, per ora, è nei seggi di un collegio di periferia, dove una idraulica con quattro levrieri ha riscritto le geremonie.




