La metamorfosi dei Verdi britannici: l’eco-populismo di Polanski che conquista il nord e umilia Starmer
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Redazione Esteri
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La notte elettorale di Gorton and Denton, storica circoscrizione nella cintura di Manchester, ha consegnato al panorama politico britannico un verdetto che pochi avrebbero osato pronosticare fino a poche settimane fa, ovvero la prima vittoria in assoluto dei Verdi in una elezione supplente per Westminster, un risultato che porta la firma indelebile della strategia voluta da Zack Polanski, leader del partito dal settembre del 2025. Il seggio, reso vacante dalle dimissioni per motivi di salute del laburista Andrew Gwynne — già sospeso dal partito l'anno precedente per la vicenda dei messaggi offensivi su WhatsApp — è stato conquistato con decisione da Hannah Spencer, candidata verde e idraulica di professione, la quale ha ottenuto 14.980 voti, infliggendo un distacco di oltre quattromila preferenze al candidato di Reform UK, Matt Goodwin, e relegando il Labour, con i suoi 9.364 suffragi per Angeliki Stogia, a un clamoroso terzo posto -2-6-8.
Si tratta di un terremoto politico le cui onde d'urto vanno ben oltre i confini della Greater Manchester, considerando che l'area non eleggeva un deputato non laburista dal lontano 1931 e che, solo due anni prima, Gwynne aveva superato la soglia del 50% delle preferenze; una sconfitta che il primo ministro Keir Starmer ha dovuto commentare a caldo, parlando di “risultato molto deludente” pur garantendo che andrà avanti “finché avrà fiato”, una dichiarazione di resilienza che non ha però placato le critiche interne al suo partito, dove in molti, come l'ex vicepremier Angela Rayner, chiedono una maggiore audacia e una riflessione profonda -1-4-8.
La ricetta di Polanski: una miscela di istanze giovanili e comunicazione spregiudicata
La vittoria di Spencer non è un fulmine a ciel sereno, ma piuttosto il primo tangibile risultato elettorale della metamorfosi impressa da Polanski al partito, una trasformazione che lui stesso ha definito “eco-populista” e che attinge a piene mani dal manuale di comunicazione di Nigel Farage, pur declinandolo su contenuti politici diametralmente opposti -1-5. L'idea, come ha spiegato lo stesso leader in diverse interviste, è nata osservando l'ascesa di Reform UK nelle elezioni locali della primavera del 2025: i Verdi, nonostante una solida organizzazione territoriale, erano semplicemente assenti dal dibattito nazionale, e da quella consapevolezza è partita la sua corsa alla leadership, vinta contro due deputati del partito -5.
Polanski, che ha alle spalle un'esperienza come membro della London Assembly, ha quindi deciso di abbandonare la tradizionale immagine degli ambientalisti come benintenzionati attivisti per abbracciare un approccio più conflittuale, mirato a “colpire” dove il dibattito è più acceso, e i risultati in termini di crescita sono stati immediati: l'adesione di decine di migliaia di nuovi membri ha portato le tessere del partito a oltre 180.000, garantendo al contempo un flusso di donazioni dal basso che, per quanto limitato rispetto ai fondi ricevuti dai grandi donatori di Labour e Conservatori, ha l'innegabile vantaggio di non creare vincoli di riconoscenza verso i “miliardari”, come ama ripetere la nuova deputata Spencer -1-5. La campagna a Gorton and Denton ha saputo capitalizzare il malcontento generato dal costo della vita, la richiesta di giustizia climatica e la difesa dei diritti LGBTQ+, costruendo un'offerta politica che ha intercettato la frustrazione degli elettori stanchi di essere “delusi e disprezzati”, per usare le parole della stessa Spencer nel suo discorso di vittoria, in cui ha rivendicato con orgoglio di aver battuto i partiti dei grandi donatori -2.
Il crollo del muro rosso e l'ombra di Reform UK
Se l'exploit dei Verdi rappresenta la novità più dirompente, l'analisi del voto non può prescindere dal dato altrettanto significativo del secondo posto di Reform UK, un risultato che, se da un lato conferma la pervasività del consenso per il partito di Farage — da mesi stabilmente in testa nei sondaggi nazionali — dall'altro riaccende i riflettori sulle difficoltà del Partito Laburista di mantenere in piedi la sua tradizionale e composita coalizione elettorale -3-4. Il collegio di Gorton and Denton, come hanno notato gli analisti, rappresenta emblematicamente la nuova geografia politica inglese, divisa tra aree urbane con alta concentrazione di studenti e comunità musulmane e zone più periferiche e deindustrializzate, entrambe accomunate da alti tassi di povertà infantile e dalla precarietà economica -2.
Proprio in questo contesto, la macchina del consenso dei Verdi è riuscita a fare la differenza, come ha riconosciuto a denti stretti la vice leader laburista Lucy Powell, ammettendo che gli ambientalisti sono stati più efficaci nel mobilitare il proprio elettorato -2-9. La scelta della dirigenza nazionale laburista, sostenuta dallo stesso Starmer, di impedire al popolare sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, di candidarsi per non innescare una suppletiva per la sua carica, è stata definita da molti esponenti del partito come un “errore catastrofico”, un autogol che ha privato i laburisti del loro candidato più forte in una terra che conosceva bene -4-8. Nel frattempo, Reform UK, nonostante le recenti ammissioni di Farage sulla propria impreparazione a governare — dichiarazioni rilasciate in un'intervista in cui sosteneva di essere solo “a metà strada” — continua a rosicchiare consensi a destra, rendendo il quadro politico sempre più tripolare e frammentato -3-6.
I riflessi immediati e le reazioni a catena nel partito di governo
La notte di Manchester ha inevitabilmente riaperto le ferite all'interno del Partito Laburista, con le ali più critiche che chiedono un cambio di rotta immediato. Oltre alla già citata Angela Rayner, che ha parlato di “risveglio” necessario, il sindacato Unison ha sottolineato come i Verdi stiano semplicemente riempiendo il vuoto lasciato da un partito che ha abbandonato i suoi valori progressisti, mentre il segretario generale di Unite, Sharon Graham, ha invitato Starmer a liberarsi delle “corbellerie del New Labour” e a tornare ad ascoltare la gente comune -4-6. Le accuse mosse dallo stesso primo ministro alla neo-eletta Spencer, rea secondo lui di aver cavalcato una “politica settaria” grazie all'appoggio del Workers Party di George Galloway, sono state prontamente respinte dalla diretta interessata, che ha rivendicato la capacità di unire gli elettori su temi concreti come i servizi pubblici e la guerra a Gaza -4.
Sul fronte opposto, la vittoria è stata celebrata da Polanski come la dimostrazione che non esistono più “zone franche” per i Verdi, i quali possono ora ambire a competere seriamente in roccaforti un tempo considerate inespugnabili, mentre Reform UK, per bocca del suo presidente David Bull, si è detta “assolutamente entusiasta” del secondo posto, prefigurando un futuro di grandi successi alle prossime elezioni locali di maggio -6-9. Un'ombra, però, si allunga sul regolare svolgimento della consultazione: le accuse di “family voting”, ovvero di presunta influenza sui votanti all'interno dei seggi da parte di familiari, sollevate dagli osservatori di Democracy Volunteers, hanno portato Reform a parlare di “vittoria del settarismo e degli imbrogli”, sebbene il consiglio comunale di Manchester abbia smentito qualsiasi anomalia e lo stesso Bull abbia poi minimizzato l'impatto sul risultato finale -2-6. Una vicenda, quella delle presunte irregolarità, che verosimilmente richiederà ulteriori accertamenti, ma che non scalfisce, per ora, la portata storica di un'affermazione che ridisegna gli equilibri dell'opposizione a Sua Maestà.




