Stellantis riconverte Poissy: addio alle auto, la fabbrica diventa un polo della componentistica
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Redazione Economia
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Lo stabilimento di Poissy, operativo dal 1938 e considerato a torto o a ragione l’ultimo baluardo della produzione automobilistica nell’Île-de-France, cesserà ufficialmente l’assemblaggio di vetture entro la fine del 2028. La decisione, comunicata dal gruppo durante un comitato sociale ed economico straordinario tenutosi nella giornata di giovedì, sancisce la fine di un’epoca per un sito che, nei decenni scorsi, arrivò a impiegare quasi trentamila addetti sfornando modelli iconici come la Simca 1000, comprese le versioni decappottabili ordinate dall’Eliseo per il generale Charles de Gaulle. Oggi, lo stabilimento che produce la Opel Mokka e la DS3, con un organico che sfiora le 1.900 unità, si appresta a vivere una metamorfosi radicale, abbandonando le catene di montaggio tradizionali per abbracciare la logica dell’economia circolare. La fabbrica, insomma, non chiuderà i battenti, ma cesserà di far nascere vetture nuove di zecca per trasformarsi in un centro di rigenerazione industriale, spostando il proprio baricentro dalla produzione primaria al riciclo e alla fabbricazione di parti staccate.
La svolta verde e industriale: 100 milioni per quattro nuove missioni
Per accompagnare questa transizione, Stellantis ha stanziato un investimento di 100 milioni di euro, una cifra che servirà a riconvertire gli spazi e a formare il personale residuo. L’obiettivo dichiarato è quello di preservare circa un migliaio di posti di lavoro entro il 2030, confidando nel turnover naturale e in programmi di prepensionamento volontario per assorbire l’eccedenza dei restanti effettivi. L’indotto di Poissy si specializzerà dunque su quattro assi portanti: la produzione di componentistica destinata ad altri stabilimenti del gruppo, la valorizzazione e il ricondizionamento di veicoli usati (il cosiddetto reconditioning), lo smantellamento di mezzi fuori uso per il recupero dei pezzi e, infine, la stampa tridimensionale di serie limitate di particolari. Quest’ultima attività, in particolare, permetterà di mantenere attiva una nicchia produttiva altamente specializzata, lontana dai volumi industriali dei tempi d’oro ma funzionale alla manutenzione del parco circolante. Il gruppo assicura che il sito, cuore pulsante della cintura parigina, avrà sempre un futuro industriale, sebbene completamente ridisegnato nella sua funzione originaria.
L’ultima auto uscirà nel 2028: il declino di un gigante
La scelta di Stellantis, nata dalla fusione tra Psa e FiatChrysler, non arriva in un contesto di prosperità per l’impianto. Negli ultimi anni, Poissy ha sofferto una costante erosione dei volumi produttivi, complice la contrazione del mercato europeo e la crescente pressione competitiva esercitata dai costruttori cinesi, in grado di offrire modelli elettrici a prezzi spesso inferiori. Non a caso, i sindacati avevano già lanciato l’allarme nei mesi scorsi, temendo una chiusura secca dopo che la dirigenza non aveva garantito l’arrivo di nuovi modelli a sostituire gli attuali Opel Mokka e DS3, i cui cicli di vita si avviano naturalmente alla conclusione. La conferma della fine dell’assemblaggio entro il 2028 rappresenta quindi il punto di arrivo di un declino iniziato silenziosamente anni fa, quando la produzione scese drasticamente sotto la soglia di sostenibilità per una fabbrica concepita per numeri ben più alti.
Cronaca di una fine annunciata tra politica e occupazione
L’annuncio, sebbene atteso, ha gettato nello sconforto una parte della forza lavoro, composta da operai che avevano dedicato una vita alla catena di montaggio. Il management, tuttavia, ha sottolineato come la trattativa con le rappresentanze sindacali abbia permesso di evitare la chiusura totale, garantendo la ricollocazione delle attività su servizi a minor valore aggiunto ma considerati strategici per la mobilità del futuro. Dal punto di vista giudiziario o di inchieste pubbliche, la procedura sembra seguire i binari classici della ristrutturazione aziendale, senza che al momento siano emerse contestazioni formali sulla gestione dei piani sociali. Se da un lato Poissy dice addio alla sua vocazione originaria di fabbrica di automobili, dall’altro tenta di sopravvivere come avamposto della cosiddetta “economia circolare”, una scommessa che il gruppo intende giocare anche in altri stabilimenti europei per ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini. Il sito, storico e ormai prossimo al secolo di vita, si prepara quindi a spegnere i motori delle presse per auto nuove, accendendo quelli dei trituratori e delle rigeneratrici di componenti.




