Stellantis, lo stabilimento di Poissy dice addio alle auto: dal 2028 solo componenti e riciclo
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Redazione Economia
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C’era una volta, nell’immaginario industriale francese, la fabbrica che sfornava la Simca 1000 persino per l’Eliseo di Charles de Gaulle. Oggi, di quell’epopea – fatta di catene di montaggio e di operai in tuta blu – resta il profilo di un capannone alle porte di Parigi, destinato a mutare pelle. Stellantis, lo si apprende da un annuncio che ha scosso la cintura industriale della regione parigina, ha deciso che lo stabilimento di Poissy, operativo dal lontano 1938, cesserà l’assemblaggio di vetture entro la fine del 2028. Nessuna retromarcia, nessuna ipotesi di ripensamento: il gruppo nato dalla fusione di Psa e FiatChrysler punta dritto verso una riconversione che, stando alle dichiarazioni ufficiali, costerà un investimento previsto di 100 milioni di euro.
Una fabbrica da 1.900 dipendenti e due modelli al capolinea
Oggi a Poissy, che occupa circa millenovecento persone, escono ancora modelli come la Opel Mokka e la DS3. Tra pochi anni, invece, non ne uscirà più nessuno. Il cronoprogramma è netto: entro il 2030 il sito diventerà una piattaforma dedicata alla componentistica, al ricondizionamento e al riciclo di veicoli usati. Stellantis, che ha già avviato la fase di transizione, assicura che l’area “avrà sempre un futuro industriale”, ma per chi ci lavora – e per i sindacati locali – si tratta di una svolta epocale. La produzione di auto cesserà, e con essa un pezzo di storia che aveva visto, negli anni Sessanta, persino delle decapottabili ordinate per il generale de Gaulle.
Numeri in ripresa, ma i tagli non si fermano
C’è un paradosso, in questa scelta, e va annotato. I dati delle vendite del primo trimestre di quest’anno, infatti, fanno registrare numeri migliori rispetto al 2025 – anche grazie ai volumi in Europa, che mostrano una lieve risalita. Eppure, Stellantis continua a tagliare tutto il tagliabile nel Vecchio Continente. La fabbrica di Poissy è solo l’ultimo tassello di una strategia che, da Torino a Rennes, ha già visto chiudere linee e riconvertire stabilimenti. Nessuna indulgenza, quindi, per la nostalgia: il gruppo preferisce investire su componentistica e riciclo, settori ritenuti più redditizi nel lungo periodo, mentre l’assemblaggio di vetture viene sacrificato.
Un investimento da 100 milioni e nessuna marcia indietro
La cifra messa sul piatto – cento milioni di euro – non è simbolica. Serve a trasformare un impianto nato per l’era della produzione di massa in un hub della cosiddetta economia circolare applicata all’auto. Si parlerà di ricondizionamento di veicoli usati, di smontaggio e recupero di materiali, di produzione di componenti. Ma non di auto nuove. Stellantis lo ribadisce con chiarezza: la cessazione dell’assemblaggio entro il 2028 è definitiva. Per i lavoratori, si aprono scenari di ricollocazione interna e di riqualificazione professionale, mentre per il territorio – che per decenni ha vissuto del rombo dei motori in uscita dalle catene – si prospetta una mutazione profonda, senza precedenti nella storia dello stabilimento.




