Crisi del riciclo della plastica, gli impianti privati fermano le attività
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Redazione Economia
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L’industria nazionale del riciclo delle materie plastiche, dopo aver a lungo denunciato una condizione di profonda crisi, ha deciso di adottare una misura drastica, annunciando la sospensione volontaria delle attività negli impianti. La decisione, che giunge al termine di mesi di sollecitazioni rimaste prive di risposte concrete da parte delle istituzioni, rischia di innescare un cortocircuito con ripercussioni sull’intero sistema ambientale ed economico del Paese. A rendere noto lo stop è stata Assorimap, l’Associazione nazionale dei riciclatori e rigeneratori di materie plastiche, la quale, rappresentando circa il novanta per cento della filiera, esprime una posizione che non può essere considerata marginale. Il presidente Walter Regis ha sottolineato come la scelta, sebbene gravosa e presa con la piena consapevolezza delle sue conseguenze, sia l’unica percorribile di fronte a perdite economiche divenute ormai insostenibili per le aziende del settore.
Le ragioni di una protesta senza precedenti
All’origine della protesta, che si configura come una delle più significative degli ultimi anni nel comparto del green business, vi è un mercato che non offre più margini di guadagno, schiacciato da costi energetici elevati e da una concorrenza internazionale spesso favorita da normative meno stringenti. Le imprese, che operano in un regime di libero mercato pur svolgendo un servizio di fondamentale interesse per la collettività, si trovano a dover gestire una sovracapacità di raccolta differenziata, la quale, non trovando sbocchi verso il riciclo effettivo, sta progressivamente intasando i centri di selezione e stoccaggio. Questo fenomeno, del resto, crea un ingorgo a monte che, se non risolto, minaccia di paralizzare il meccanismo stesso della raccolta urbana, con effetti facilmente immaginabili sulle amministrazioni locali e sui cittadini.
Il blocco a valle e i suoi effetti sulla filiera
La decisione di fermare gli impianti, che costituiscono l’anello cruciale e finale della catena del valore, non è dunque un semplice gesto simbolico ma un’azione concreta che rischia di interrompere il flusso di smaltimento e valorizzazione dei rifiuti plastici. Come ha spiegato Regis, il “blocco a valle” rischia di avere un impatto immediato a monte, rendendo di fatto vano l’impegno dei cittadini nella differenziazione dei materiali. Senza la possibilità di conferire il materiale raccolto agli impianti di riciclo, i centri di stoccaggio diventeranno presto saturi, costringendo in molti casi a sospendere il servizio di raccolta o a dirottare il materiale verso soluzioni meno sostenibili, come lo smaltimento in discarica o l’incenerimento, con evidenti danni per l’ambiente e spreco di risorse preziose.
La richiesta di interventi urgenti e strutturali
La mobilitazione di Assorimap punta a richiedere con forza l’adozione di misure immediate da parte del governo, misure che fino a oggi sono state invocate senza essere implementate. Gli industriali del settore, i quali hanno definito la loro come una “resa” dopo anni di “sopravvivenza”, non chiedono semplici aiuti di breve periodo ma l’avvio di una riflessione strutturale sulla filiera. È necessario, dalle loro parole, un intervento che riequilibri i costi di gestione, che agevoli l’impiego delle materie prime seconde e che crei le condizioni per una competizione leale nel mercato europeo e globale. La sospensione delle attività rimarrà in vigore finché non si aprirà un confronto costruttivo volto a trovare soluzioni definitive, senza le quali un pilastro dell’economia circolare italiana rischia il collasso.




