Stellantis e Acc abbandonano la gigafactory di Termoli, lo stabilimento si riconverte

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La svolta, annunciata ufficialmente nella riunione di questa mattina, segna la fine di un progetto industriale che, sin dalla sua presentazione nel 2020, aveva acceso molte aspettative per il futuro della produzione automobilistica nazionale e continentale. Automotive Cells Company, la joint venture partecipata da Stellantis, Mercedes e TotalEnergies, ha infatti comunicato la definitiva rinuncia alla costruzione delle gigafactory per batterie di nuova generazione sia a Termoli che in Germania, progetti che versavano in una condizione di stallo ormai da mesi. La decisione, maturata nel quadro di una più ampia riorganizzazione industriale, lascia intendere come non sussistano più, agli occhi dei soci, i prerequisiti necessari per rilanciare investimenti di tale portata. L'unico sito a proseguire lungo la traiettoria originariamente prevista sarà quello francese, dove Acc ha già un impianto operativo che, insieme a un secondo in programma, mira a raggiungere una capacità produttiva compresa tra i 13 e i 15 Gigawatt/ora annui.

La riconversione dello stabilimento molisano

Di fronte a una scelta che riflette le difficoltà e le riconversioni in atto nell'intero settore automotive europeo, schiacciato tra la concorrenza globale e transizioni tecnologiche dai costi elevatissimi, Stellantis ha illustrato alle parti sociali il destino alternativo concepito per lo storico stabilimento di Termoli. La direzione del gruppo, come emerso nel corso dell'incontro, intende garantire la continuità produttiva del sito attraverso un piano di riconversione che punta su lavorazioni meccaniche specializzate. Il piano industriale, che si discosta radicalmente dalle ipotesi precedenti, prevede principalmente l'adeguamento del motore termico Gse ai nuovi e stringenti standard antinquinamento Euro 7 e, in parallelo, lo sviluppo e la produzione di nuovi cambi destinati ai motori ibridi della famiglia Edct.

Le reazioni e il futuro occupazionale

La notizia, prevedibilmente, ha generato reazioni contrastanti tra i rappresentanti dei lavoratori, divisi tra il sollievo per una prospettiva che scongiura la chiusura dello stabilimento e la delusione per il mancato decollo di un'opera simbolo della transizione elettrica. Durante la riunione, l'azienda ha affrontato anche il tema della forza lavoro, chiarendo i dettagli del programma di rientro per gli operai che attualmente sono in regime di smart working, un punto che era oggetto di attesa e discussione. Se da un lato, quindi, si archivia il sogno della "fabbrica delle batterie" che avrebbe dovuto trainare l'indotto e il territorio, dall'altro si apre una fase concretamente progettuale per ancorare il sito a una produzione diversificata e tecnologicamente avanzata, seppur in un ambito differente da quello immaginato quattro anni fa.

Uno scenario europeo in evoluzione

L'abbandono del progetto di Termoli non costituisce un caso isolato, ma appare come il sintomo di un riassetto più generale degli investimenti industriali nel Vecchio Continente, dove la corsa alle batterie si scontra con realtà economiche e strategiche complesse. La scelta di Acc di concentrare le risorse solo sul polo francese, lasciando cadere gli altri due progetti, indica una razionalizzazione degli sforzi che molti analisti interpretano come una risposta a mercati in rapida evoluzione e a politiche industriali che faticano a mantenere il passo con la concorrenza internazionale. Il tutto, mentre l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump porta avanti politiche commerciali che influenzano gli equilibri globali del settore.

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