Stellantis e Acc abbandonano la gigafactory di Termoli, il futuro dello stabilimento è in bilico
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Redazione Economia
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Il percorso che avrebbe dovuto condurre alla realizzazione della gigafactory di Termoli, annunciata con grande enfasi come pilastro della transizione energetica nel settore automotive, si è interrotto definitivamente. Automotive Cells Company (Acc), la joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies, ha comunicato ufficialmente la rinuncia al progetto, che versava in una condizione di stallo da quasi un anno. La decisione, maturata nell’ambito di una più ampia riorganizzazione industriale, sancisce la fine di un'aspettativa che aveva alimentato speranze occupazionali e di sviluppo per un'intera area del Molise. "Non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti", si legge nella nota dell'azienda, la quale, pur senza scendere in dettagli tecnici, lascia intendere come le valutazioni di mercato e di competitività del prodotto abbiano pesato sulla scelta finale. Una scelta che arriva a ridosso delle difficoltà finanziarie dichiarate da Stellantis, le quali hanno contribuito a delineare un quadro complessivamente critico per gli investimenti del gruppo.
Le reazioni politiche e sindacali
L’annuncio, che i sindacati avevano in parte anticipato, ha immediatamente sollevato un coro di richieste di chiarimenti e di impegni concreti. Il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, ha riferito di un colloquio con i vertici di Acc, dai quali è emerso che la società "si sta orientando verso la ricerca di nuovi partner per la produzione di batterie". Una dichiarazione che, se da un lato suggerisce una possibile linea di sviluppo futura, dall'altro conferma l'attuale vuoto progettuale. La palla passa ora al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che dovrà esaminare le eventuali nuove proposte nei prossimi mesi, in un contesto dove la corsa globale alla produzione di accumulatori non accenna a fermarsi.
La posizione di Stellantis e le garanzie occupazionali
Stellantis, dal canto suo, ha cercato di stemperare le immediate preoccupazioni legate all’occupazione, assicurando che ai circa trentacinque dipendenti già impegnati nel progetto Acc sarà offerta la continuità lavorativa all’interno del gruppo. Tuttavia, questa garanzia, per quanto cruciale per i diretti interessati, non risolve la questione più ampia sul destino dello stabilimento di Termoli e sulla sua riconversione. La fabbrica, storicamente dedicata alla produzione di motori termici, si trova oggi a fronteggiare la sfida epocale della elettrificazione senza un progetto industriale chiaro e definito, un paradosso in un momento in cui la domanda di veicoli a basse emissioni è in crescita.
La richiesta di un nuovo progetto industriale
La voce dei rappresentanti dei lavoratori è stata netta nel chiedere un piano alternativo. Il coordinatore del settore auto della Fim-Cisl, Stefano Boschini, ha sottolineato con forza come "il Paese non possa rinunciare alla prospettiva di produrre batterie", indicando nell’abbandono del progetto Acc un colpo non solo per il territorio ma per l’intera filiera industriale nazionale. La richiesta che giunge dal mondo sindacale è quindi quella di un rapido ripensamento strategico, che porti a individuare nuove attività produttive per lo sito di Termoli, magari attraverso l’ingaggio di altri partner, in modo da non disperdere competenze e potenziale produttivo. La situazione attuale, del resto, rappresenta un banco di prova per la capacità del sistema-Paese di attrarre investimenti in settori ad alta tecnologia, in una competizione internazionale sempre più agguerrita.




