Il Sei Nazioni dell’Italrugby, Quesada cambia tre pedine per l’ultimo atto a Cardiff
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Redazione Sport
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Archiviata la storica impresa dell’Olimpico, quella vittoria contro l’Inghilterra che ha riscritto un pezzo di storia della palla ovale italiana, la nazionale di Gonzalo Quesada è già proiettata verso l’ultimo appuntamento di questo Sei Nazioni 2026. Si gioca sabato al Principality Stadium di Cardiff, ore 17.40, e l’avversario è quel Galles che, per quanto appeso a un filo in classifica – all’ultimo posto con zero punti in cascina –, resta una squadra orgogliosa, ferita e desiderosa di rompere un digiuno nel torneo che dura ormai da tre anni. Gli azzurri, forti del successo con la Scozia all’esordio e di quel pomeriggio magico contro il XV della Rosa, inseguono invece un traguardo mai raggiunto prima d’ora: vincere tre partite in una singola edizione della massima competizione europea.
Per farlo, Quesada ha deciso di intervenire solo per quel che è strettamente necessario, operando tre cambi rispetto al XV che ha battuto l’Inghilterra. Due di questi, va detto, sono obbligati dalle condizioni fisiche: mancano all’appello il pilone Simone Ferrari e il seconda linea Andrea Zambonin, entrambi non al meglio dopo gli infortuni rimediati rispettivamente contro gli inglesi. Il terzo cambio, invece, è tecnico e riguarda la mediana: dentro Alessandro Fusco, che rileva Alessandro Garbisi nel ruolo di mediano di mischia. Una staffetta tra le famiglie Garbisi e Fusco, con Paolo, il fratello di Alessandro, che resta invece al suo posto come apertura, confermato a dettare i tempi del gioco insieme al breakdown.
La novità Hasa in prima linea e il ritorno di Varney in panchina
A prendere il posto di Ferrari nel ruolo di pilone destro titolare sarà Muhamed Hasa, ventiduenne di origini albanesi cresciuto nel vivaio delle Fiamme Oro, che si appresta a vivere la sua prima partita da titolare nel Sei Nazioni. Una responsabilità non da poco, considerando che davanti avrà la mischia gallese, reduce da una prestazione tutto sommato positiva contro l’Irlanda a Dublino. Hasa andrà a completare un pacchetto di mischia che vede confermati Danilo Fischetti e il tallonatore Giacomo Nicotera, chiamati a garantire solidità e possesso. In seconda linea, al fianco di Niccolò Cannone, ci sarà Federico Ruzza, che prende il posto dello sfortunato Zambonin: Ruzza, con la sua esperienza e la sua capacità di rubare palloni importanti in touche, dovrà farsi sentire sin dai primi minuti.
Tra i trequarti, invece, nessuna novità di rilievo, se non quella citata in cabina di regia. La coppia di centri formata da Ignacio Brex e Tommaso Menoncello – quest’ultimo eletto miglior giocatore dell’ultimo turno – è l’asse portante della manovra, con Menoncello che viene da una prestazione monumentale condita da due mete e giocate decisive. Il triangolo allargato sarà composto da Lorenzo Pani estremo, con Louis Lynagh e Monty Ioane sulle ali, pronti a sfruttare ogni spazio concesso dalla difesa di casa. In panchina, oltre al solito pacchetto di mischia di riserva con Di Bartolomeo, Spagnolo e Zilocchi, spicca il nome di Stephen Varney: il mediano di mischia, dopo aver saltato l’intero torneo per problemi fisici, torna finalmente a disposizione, e la sua freschezza nei minuti finali potrebbe rivelarsi un’arma preziosa.
Il Galles di Tandy, formazione invariata per l’ultima spiaggia
Dall’altra parte, Steve Tandy, commissario tecnico dei Dragoni, ha scelto la via della continuità più assoluta. Per la prima volta da quando siede su quella panchina, Tandy ha confermato in blocco il XV titolare sceso in campo sette giorni prima a Dublino, dove il Galles ha messo seriamente in difficoltà l’Irlanda, uscendo sconfitta solo nel finale con un onorevole 27. Una prestazione, quella, che ha ridato fiducia a un ambiente ormai avvezzo alle delusioni: la serie negativa nel Sei Nazioni è arrivata a quota quindici sconfitte consecutive, e l’ultimo sorriso in questo torneo risale al lontano 2023, sempre contro gli azzurri.
La filosofia di Tandy è chiara e l’ha ribadita senza giri di parole: la priorità, più che la vittoria a tutti i costi, è la prestazione. "Se otteniamo la prestazione, il risultato seguirà", ha spiegato il tecnico, sottolineando come la crescita del gruppo passi attraverso la continuità delle prestazioni, anche a costo di non portare a casa i due punti. Un approccio che, se da un lato può sembrare rinunciatario, dall’altro testimonia la volontà di costruire qualcosa di solido, consapevoli che contro un’Italia in piena fiducia, servirà la miglior versione di questo Galles. L’unico ritocco è in panchina, dove Blair Murray rileva Louie Hennessey.
Dunque, il Principality Stadium si appresta a vivere un pomeriggio di rugby che mette in palio molto più di una semplice posizione di classifica. Da un lato una squadra, quella italiana, che vuole scrivere una pagina inedita della propria storia, dimostrando che le vittorie con Scozia e Inghilterra non sono state episodi isolati ma il frutto di un percorso solido. Dall’altra un Galles che, spinto dal calore del suo pubblico, cerca di chiudere un torneo travagliato con una scintilla di orgoglio, aggrappandosi alla continuità per provare a invertire una rotta che dura da troppi mesi. Sarà battaglia, fisica e mentale, con gli azzurri chiamati a confermare i progressi mostrati finora.




