Conte: "Avevamo denunciato il genocidio a Gaza, ora l'Onu ci dà ragione"
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Redazione Esteri
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Il rapporto della Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite, pubblicato in queste ore, ha riacceso i riflettori sulle modalità con cui le forze israeliane hanno condotto le operazioni nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte non si è sottratto a un commento che, per certi versi, suona come una rivendicazione.
"Avevamo già denunciato un genocidio in atto e che non risparmiava i bambini", ha dichiarato l'ex presidente del Consiglio, "adesso ne abbiamo la riprova", riferendosi proprio alle conclusioni dell'organismo sovranazionale che parla apertamente di "intento genocida".
Le dichiarazioni di Conte giungono a valle di un lavoro investigativo lungo e complesso, nel corso del quale gli esperti Onu affermano di aver raccolto elementi sufficienti per sostenere che i minori palestinesi siano stati deliberatamente presi di mira, un aspetto che gli inquirenti considerano decisivo per qualificare giuridicamente quanto accaduto come genocidio.
Le accuse della Commissione Onu e la replica israeliana
La Commissione internazionale indipendente d'inchiesta, insediata dalle Nazioni Unite per monitorare le violazioni dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ha messo nero su bianco le sue conclusioni in un dossier che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: le prove raccolte indicherebbero che i bambini palestinesi sono stati "deliberatamente presi di mira e uccisi" dalle forze di sicurezza israeliane, un comportamento che, secondo gli investigatori, rappresenta un elemento chiave all'interno di un quadro più ampio riconducibile a un genocidio in corso.
Il documento fa riferimento a episodi concreti, come quello accaduto il 10 dicembre del 2025, circa due mesi dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, quando un ragazzo di 16 anni del campo profughi di Jabalia è stato colpito a morte con colpi d'arma da fuoco e, successivamente, il suo corpo è stato mutilato dal passaggio di un carro armato israeliano.
Un episodio che, per quanto drammatico, rappresenterebbe soltanto la punta dell'iceberg di una prassi sistematica, e la rappresentanza diplomatica di Israele presso l'Onu a Ginevra ha prontamente respinto le accuse al mittente, definendo il rapporto una "propaganda oltraggiosa e diffamatoria" e rigettando con forza qualsiasi equiparazione tra le operazioni militari israeliane e la definizione giuridica di genocidio.
La posizione di Conte e il dibattito politico italiano
Giuseppe Conte, che già in precedenza aveva utilizzato il termine "genocidio" per descrivere le operazioni militari israeliane a Gaza, trovandosi spesso al centro di polemiche per quella che una parte dell'opinione pubblica e della classe politica giudicava un'accusa eccessiva, ha ora sottolineato come il rapporto Onu confermi la fondatezza di quelle valutazioni, ribadendo che la comunità internazionale non può più girarsi dall'altra parte.
"I fatti sono davanti agli occhi di tutti", ha detto il leader pentastellato, "e quello che l'Onu definisce un elemento chiave per provare l'intento genocida è esattamente ciò che abbiamo denunciato per mesi, anche quando molti fingevano di non vedere".
Le parole di Conte, per quanto nette, non rappresentano una novità assoluta nel panorama politico italiano, dove il Movimento Cinque Stelle ha mantenuto una linea critica nei confronti del governo israeliano sin dalle prime fasi del conflitto, distinguendosi da altre forze politiche che hanno invece scelto un approccio più prudente o marcatamente filo-israeliano.
Il contesto giudiziario e le implicazioni del rapporto
Il rapporto della Commissione Onu, che non ha valore vincolante sul piano giudiziario ma possiede un peso politico e morale considerevole, arriva in un momento delicato per le relazioni internazionali e per la stessa tenuta del cessate il fuoco, e gli investigatori hanno parlato non solo di genocidio ma anche di "crimini contro l'umanità e di guerra" commessi sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, allargando quindi il raggio d'azione delle proprie contestazioni.
Per gli inquirenti, il fatto che i minori siano stati colpiti in modo deliberato e non come effetto collaterale di scontri armati è ciò che trasforma una tragica evenienza bellica in un atto riconducibile a un disegno sistematico, e questa distinzione è fondamentale per il diritto internazionale, che richiede appunto la prova dell'intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.
La risposta di Israele, oltre alla definizione di "propaganda", si è concentrata sulla presunta parzialità della Commissione, un organismo che lo Stato ebraico considera da tempo sbilanciato e poco incline a riconoscere le minacce alla sicurezza che il Paese deve affrontare.
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