Maxi stabilimenti balneari a Rimini, Vanni attacca gli albergatori: “Dicono bugie, vogliono le spiagge”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La battaglia sul futuro dell'arenile entra nel vivo e, come spesso accade quando si toccano interessi economici rilevanti, le accuse si fanno pesanti. A scendere in campo con il guanto di sfida è Mauro Vanni, presidente della cooperativa bagnini di Rimini sud, il quale non usa giri di parole nel rivolgere un attacco diretto alla categoria degli albergatori.

Secondo Vanni, le preoccupazioni sollevate da Federalberghi riguardo ai maxi stabilimenti balneari sarebbero soltanto una cortina fumogena dietro cui si nasconderebbe l'ambizione di mettere le mani direttamente sulla gestione degli arenili. “Gli albergatori dicano la verità”, tuona Vanni, “sono contrari ai maxi stabilimenti soltanto perché vogliono partecipare ai bandi e gestire loro le spiagge”.

La proposta delle macro-aggregazioni e i tempi del Comune

La questione, che sta infiammando il dibattito politico e imprenditoriale della città, affonda le radici in una delibera del Comune di Rimini che ha aperto le porte a un nuovo modello di gestione balneare. In attesa di indire le gare pubbliche, l'amministrazione ha infatti dato la possibilità a chiunque fosse interessato di presentare, entro il 18 settembre, le manifestazioni di interesse per i progetti delle cosiddette macro-aggregazioni.

Si tratta, in concreto, di nuovi maxi stabilimenti che dovranno essere formati da otto o più concessioni balneari, un'ipotesi che rivoluzionerebbe il volto di uno dei litorali più celebri d'Italia.

Le regole al momento fissate dal Comune sembrano voler lasciare spazio alla massima flessibilità progettuale, visto che non sono stati previsti limiti dimensionali stringenti, se non un requisito minimo di tratto di spiaggia da aggregare, fissato in almeno duecentocinquanta metri. L’avviso di consultazione preliminare di mercato, pubblicato in albo pretorio lo scorso 20 agosto, rappresenta il primo passo concreto del percorso tracciato dal piano dell'Arenile e mira ad acquisire proposte e contributi per la realizzazione degli interventi.

Sul tavolo c'è una trasformazione epocale che potrebbe cambiare per sempre il modello di ospitalità romagnola, storicamente fondato su una miriade di piccole e medie imprese a conduzione familiare.

La posizione degli albergatori e il rischio monopolio

Dall'altra parte della barricata, gli albergatori hanno già alzato la voce per manifestare il loro dissenso, sollevando un allarme che riecheggia tra le stanze del potere locale. Secondo la loro lettura, la creazione di queste grandi concentrazioni di stabilimenti rischierebbe di generare pericolosi monopoli, snaturando la vocazione storica della riviera e mettendo a repentaglio la competitività dell'intero comparto turistico.

Il timore è che, con pochi grandi attori a controllare vaste porzioni di litorale, la libertà di scelta per il turista possa ridursi drasticamente e che i prezzi delle forniture, dall'ombrellone alla consumazione al bar, possano subire un'inevitabile impennata.

La posizione di Federalberghi è stata ribadita con forza dalla presidente Patrizia Rinaldis, la quale ha messo in guardia contro i rischi di un modello che potrebbe favorire i grandi investitori a discapito della tradizione imprenditoriale che ha reso celebre la Riviera delle Palme. Tuttavia, le argomentazioni degli albergatori non trovano spazio nelle analisi di chi, come Mauro Vanni, vede in questa opposizione la difesa di un interesse di categoria più che la tutela del bene comune.

La replica del presidente dei bagnini è netta e priva di ambiguità, accusando la controparte di strumentalizzare la paura del cambiamento per fini squisitamente speculativi.

Il punto di vista di Santinato: concorrenza e innovazione

A gettare ulteriore benzina sul fuoco del dibattito cittadino arriva il pensiero di Mauro Santinato, albergatore e ceo di Teamwork, nonché organizzatore del convegno sul futuro del turismo riminese in programma per il 12 ottobre al Grand Hotel. Santinato, che sarà uno dei protagonisti del confronto pubblico, liquida con altrettanta decisione le paure espresse da Federalberghi, definendole infondate e anacronistiche. “La spiaggia di Rimini ha bisogno di concorrenza, innovazione e cambiamento.

Non di paura del cambiamento”, ha dichiarato il consulente, sottolineando come l'arenile sia rimasto per decenni fin troppo omologato e uguale a se stesso, cristallizzato in un modello che rischia di non essere più attrattivo per le nuove generazioni di viaggiatori.

Secondo Santinato, la riqualificazione della spiaggia attraverso le macro-aggregazioni rappresenterebbe un'opportunità per introdurre servizi moderni e differenziati, capace di aumentare la qualità dell'offerta e di attrarre una domanda turistica più esigente. L'esperto di turismo non si limita a smentire il rischio di un aumento dei prezzi, ma ribalta completamente la prospettiva: la concorrenza, se regolata in modo corretto, spingerebbe i gestori a migliorare i servizi per trattenere i clienti, innescando un circolo virtuoso a beneficio dell'intera destinazione.

La sua visione, che sarà approfondita nel corso del convegno, si pone in netta contrapposizione con chi preferisce mantenere lo status quo.

La discussione sui maxi stabilimenti e sul rinnovo delle concessioni demaniali è destinata a tenere banco ancora a lungo nelle stanze del Comune e tra gli operatori del settore. Rimini si trova così a un bivio importante, chiamata a scegliere se mantenere salda la sua tradizione secolare o se lanciarsi verso una nuova era della balneazione, in cui la dimensione industriale potrebbe soppiantare quella artigianale.

L'esito di questa partita, che si giocherà anche attraverso i contributi che arriveranno in municipio entro la scadenza di settembre, definirà il volto delle spiagge romagnole per i prossimi decenni, con ricadute significative sull'economia e sull'occupazione dell'intera provincia.

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