Scuole aperte il 31 agosto in Emilia, la Riviera insorge: “Così si perde un mese di lavoro”
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Redazione Economia
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La regione Emilia-Romagna, con una delibera che ha già acceso un vivace dibattito pubblico, ha deciso di anticipare l’apertura delle scuole primarie al 31 agosto 2026. L’iniziativa, presentata nei giorni scorsi dal presidente Michele de Pascale e dall’assessora alla scuola Isabella Conti, prevede una sperimentazione che coinvolge 42 comuni.
L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere le famiglie nella delicata fase di rientro dalle vacanze estive, offrendo un servizio di “accompagnamento” al via ufficiale dell’anno scolastico fissato per il 15 settembre. In realtà, il progetto non modifica il calendario didattico vero e proprio: fino al 14 settembre, i bambini che aderiranno troveranno nelle aule non le tradizionali lezioni, ma attività extrascolastiche che spaziano dallo sport alla musica, passando per laboratori creativi e momenti di gioco assistito.
La regione, per questa fase pilota, ha stanziato tre milioni di euro, con l’ambizione di rendere la misura strutturale e diffusa su tutto il territorio già dall’anno scolastico 2027.
Il silenzio dei genitori e la rabbia degli imprenditori balneari
Se da un lato l’iniziativa è stata accolta con favore da quelle associazioni di genitori che da anni denunciano il “buco” gestionale di settembre – un mese in cui le attività lavorative riprendono a pieno ritmo ma i servizi educativi latitano – dall’altro ha scatenato una reazione durissima da parte del comparto turistico della Riviera romagnola. Gli operatori balneari, in particolare quelli di Rimini e Riccione, vedono in questa misura un attacco diretto alla loro sopravvivenza economica.
Mauro Vanni, presidente della cooperativa dei bagnini di Rimini e delle imprese balneari di Confartigianato, non ha usato mezzi termini definendo la scelta «una follia». La sua argomentazione, suffragata da decenni di osservazione dei flussi turistici, si basa su un assunto semplice: per le famiglie con bambini piccoli, l’estate finisce quando suona la prima campanella. Anticipare mentalmente (e logisticamente) quel suono dal 15 settembre al 31 agosto, anche solo come opzione facoltativa, rischia di tagliare le gambe al mese più importante per la destagionalizzazione balneare.
Federalberghi: “Così si azzera la destagionalizzazione”
La preoccupazione non è solo degli stabilimenti balneari. Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi, ha sottolineato come il calendario scolastico rappresenti un “asset” intoccabile per la pianificazione delle vacanze delle famiglie italiane. La logica del comparto turistico, che negli ultimi anni ha investito molto sulla comunicazione per allungare la stagione e valorizzare le settimane di settembre (un tempo considerate di “mezza stagione”), rischia di essere spazzata via da questo segnale istituzionale.
«Se la Regione ci chiede di destagionalizzare, non può poi aprire le scuole il 31 agosto. Sarebbe un controsenso», ha dichiarato Rinaldis, facendo eco al malumore che serpeggia tra gli operatori della riviera, dove settembre rappresenta ormai un mese cruciale per il fatturato delle imprese familiari. Il timore è che, anche se la misura è volontaria e limitata a sole due settimane, la percezione collettiva delle famiglie cambi radicalmente, portando a un esodo anticipato dalle località balneari.
La replica della Regione: “Un’opportunità, non un obbligo”
A spezzare una lancia in favore della misura è intervenuta Roberta Frisoni, assessora regionale al Turismo, che ha cercato di rassicurare gli operatori. In un’intervista rilasciata al Resto del Carlino, Frisoni ha ribadito con forza che «il calendario scolastico non cambia: la prima campanella suonerà il 15 settembre per tutti». La titolare del Turismo ha definito il progetto «un aiuto concreto per le famiglie», specificando che la partecipazione alle attività del 31 agosto sarà assolutamente libera e non influenzerà la frequenza scolastica successiva.
«Anzi – ha aggiunto – credo che questo servizio possa fare bene anche al turismo, perché sostiene economicamente le famiglie, permettendo loro di gestire con meno stress la riorganizzazione di settembre».. Nonostante la precisazione, lo scontro tra l’esigenza di welfare familiare e la sopravvivenza dell’indotto turistico appare destinato a infiammare l’estate emiliana, con la Regione che dovrà ora dimostrare di saper tenere insieme due anime del proprio territorio: quella sociale e quella produttiva.
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