Blocco del Brennero, la Cna Fita insorge: «Così si viola il diritto europeo»
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Redazione Interno
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Il diritto a manifestare, sacrosanto e legittimo sotto ogni aspetto costituzionale, si scontra inevitabilmente con la realtà economica di un continente che si regge su corridoi logistici essenziali; e quando una protesta ambientalista, come quella annunciata per sabato prossimo in Tirolo, decide di interrompere per otto ore l’intera circolazione sul corridoio del Brennero, le conseguenze rischiano di tradursi in una paralisi devastante per l’intero sistema produttivo europeo.
A lanciare l’allarme, con una veemenza che non ammette fraintendimenti, sono Michele Santoni, presidente nazionale di Cna Fita (l’associazione che da sempre tutela le piccole e medie imprese di autotrasporto merci e persone), e il suo omologo del Trentino-Alto Adige Mirko Siviero: i due rappresentanti, raccogliendo il malcontento generale di migliaia di vettori, chiedono a gran voce una mediazione immediata da parte dello Stato italiano presso le istituzioni comunitarie.
Secondo quanto dichiarato alla stampa, e come emerge dalle cronache di questi giorni, l’iniziativa – che prevede la chiusura totale dell’A22, della statale e delle vie secondarie – arriva in un momento particolarmente delicato per l’economia nazionale, penalizzando non solo gli autotrasportatori ma l’intera filiera dell’export tricolore. Santoni lo ha ribadito con fermezza: «Non è tollerabile che l’amministrazione di un piccolo comune montano possa decidere, da sola, di interrompere la libera circolazione delle merci», un diritto fondamentale sancito dai trattati dell’Unione.
Le associazioni denunciano una totale mancanza di coordinamento strutturale tra le autorità tirolesi e quelle altoatesine, sottolineando come esistano modalità di protesta alternative – meno impattanti – per sensibilizzare l’opinione pubblica senza dover arrivare alla paralisi totale del traffico.
Le reazioni istituzionali e gli appelli alla calma
Mentre le associazioni di categoria tuonano contro quella che definiscono una “catastrofe annunciata”, il fronte delle istituzioni locali si mobilita per limitare i danni operativi. Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, si è aggiunto all’appello per scongiurare il caos: «Il Brennero non è solo un passo ma il cuore del corridoio alpino europeo – ha dichiarato all’Ansa –. Pur garantendo il diritto a manifestare, le modalità di questa protesta sono inaccettabili».
Fugatti ha invitato tutti coloro che non hanno una stretta necessità a evitare di mettersi in viaggio in direzione nord sabato, annunciando l’attivazione della Sala operativa provinciale della Protezione civile per monitorare in tempo reale l’evolversi della situazione, in raccordo con A22 e il commissariato del governo di Trento. Dall’altra parte, il direttore generale di A22, Carlo Costa, ha assicurato che la concessionaria farà il possibile per ridurre i disagi, anche se c’è il timore concreto che la paralisi diventi totale se la campagna informativa non produrrà gli effetti sperati.
La cronaca del blocco e l’impatto sulla logistica
Il blocco, che scatterà in territorio austriaco con la chiusura dell’A13 e della statale B182, avrà inevitabili ripercussioni sull’intera rete viaria del Nordest; per i mezzi pesanti i divieti entreranno in vigore già dalle prime ore del mattino, mentre sul versante italiano l’A22 sarà chiusa in direzione nord a partire da Vipiteno.
La concessionaria Autostrade Alto Adriatico, che gestisce la A4 Venezia-Trieste, ha già innalzato il livello di attenzione al massimo, prevedendo un consistente aumento dei mezzi pesanti diretti verso il confine austriaco attraverso il valico alternativo di Tarvisio. Le misure adottate ricordano quelle dei grandi esodi estivi, con code potenziali che potrebbero trascinarsi per ore anche sulle strade ordinarie, creando un serio rischio per la sicurezza e la continuità delle forniture.
Cna Fita, in questo contesto, ha rinnovato il proprio appello formale al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti affinché faccia valere la voce delle imprese a Bruxelles, chiedendo tutele normative che impediscano il ripetersi di azioni unilaterali ai valichi di frontiera.




