Il ceruleo di Meryl Streep, tra autocitazione e politica messicana
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nel “Diavolo veste Prada”, che vale più di qualsiasi altra scena, e non soltanto perché in esso si condensano le dinamiche di potere di una redazione di moda. Miranda Priestly, interpretata da una Meryl Streep algida e feroce, smonta la presunta ingenuità di Andrea Sachs, la giovane Anne Hathaway, con una lezione di colori che parte da un maglione: “Quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo”. A quasi vent’anni da quella scena, girata sulla Sixth Avenue, l’attrice ha deciso di riprendersi la battuta – e il capo – facendoli diventare strumento di narrazione, dentro e fuori dal set.
A pochi giorni dall’annunciato sequel, Streep è comparsa al “Late Show” di Stephen Colbert indossando un maglione con trecce, molto simile all’originale ceruleo, abbinato a pantaloni neri. Non si è trattato di un gesto nostalgico, come potrebbe sembrare a un occhio distratto, bensì di una costruzione precisa, quasi strategica: l’attrice ha trasformato il proprio look in un antefatto del personaggio che sta per tornare. Tra una battuta e l’altra, nel salotto televisivo, ha parlato del sequel attualmente in promozione mondiale, rendendo evidente come quella scelta stilistica fosse studiata a tavolino. L’autocitazione, insomma, diventa qui il veicolo più efficace per rilanciare l’immagine di Miranda Priestly senza bisogno di indossare subito i panni della rampante direttrice di “Runway”.
La deviazione messicana e l’incontro con Sheinbaum
Prima di approdare a New York, però, Meryl Streep ha fatto tappa a Città del Messico, dove ha presentato il seguito della pellicola. In quell’occasione, l’attrice ha voluto celebrare pubblicamente la presidente Claudia Sheinbaum, definendo la sua elezione come un fatto storico. Il capo di Stato messicano, dal canto suo, ha ringraziato la diva per le parole spese, sottolineando come “sia un bene che ci sia un riconoscimento internazionale di ciò che sta accadendo in Messico”. Le dichiarazioni di Streep – che raramente si espone su figure politiche straniere – hanno avuto una risonanza globale, tanto da far parlare la stampa locale per diversi giorni. Nessun dettaglio ulteriore è emerso sull’incontro, ma la circostanza ha offerto un contraltare interessante rispetto alla leggerezza patinata del “Late Show”.
La strategia del guardaroba come prologo
L’arrivo agli studi del programma di Colbert, va detto, aveva già qualcosa di cinematografico ancor prima che le telecamere si accendessero. L’attrice, che in queste settimane sta seguendo un calendario serrato di promozione mondiale, ha scelto consapevolmente di far riecheggiare quel maglione ceruleo come un filo rosso che lega il passato al futuro del personaggio. Ed è qui che si gioca la partita più sottile: non si tratta soltanto di omaggiare un cult del 2006, ma di raccontare, attraverso un indumento, che Miranda Priestly non è mai andata via del tutto. Lei, l’attrice premio Oscar, sta già costruendo il ritorno della sua creatura più iconica, e lo fa con gli strumenti della moda – che nel film era il vero campo di battaglia.
Il conto alla rovescia e l’assenza di casualità
Mentre l’uscita del sequel si avvicina, diventa chiaro come ogni apparizione pubblica di Streep sia calibrata. Il maglione ceruleo indossato al “Late Show” non è stato un caso, così come non lo fu, vent’anni fa, la lezione che Miranda impartiva ad Andrea. L’attrice, che ha sempre saputo dosare la propria immagine con intelligenza, usa ora l’autocitazione per alimentare l’attesa senza bisogno di rivelare trame o dialoghi del nuovo film. Quel capo di abbigliamento, insomma, funge da trailer silenzioso: chi lo riconosce, entra subito nel clima di “Runway”. E chi non lo riconosce, impara – come Andy – che il ceruleo, in fondo, non è mai stato solo un colore.




