Inzaghi compie il miracolo: l'Al Hilal batte il City e scuote il calcio inglese
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Redazione Sport
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Quella che sembrava una partita già scritta si è trasformata in una pagina di storia del calcio. L'Al Hilal, guidato da Simone Inzaghi, ha eliminato il Manchester City di Pep Guardiola dal Mondiale per club con un rocambolesco 4-3 dopo i supplementari, lasciando senza fiato chiunque avesse dato per scontato il dominio della Premier League. Un risultato che, al di là del clamore mediatico, riapre un dibattito mai sopito: quanto è davvero invincibile il calcio inglese?
La squadra saudita, che già aveva tenuto testa al Real Madrid nel girone, ha completato l'opera contro i campioni d'Europa, trascinata da una doppietta del brasiliano Marcos Leonardo e dai gol di Malcom e dell'ex napoletano Kalidou Koulibaly. Dal canto suo, il City ha segnato con Bernardo Silva, Haaland e Foden, ma non è bastato. Quello che colpisce, oltre l'esito, è il contesto: l'Inter, uscita contro il Fluminense – squadra di veterani come il 44enne Fabio e Thiago Silva – guarda ora dall'esterno mentre l'Al Hilal, allenato dall'italiano, vola verso l'impensabile.
Inzaghi, definito "il Demone" dalla stampa interista per la sua capacità di strappare risultati inattesi, ha parlato di "impresa storica". E le cifre gli danno ragione. Se da un lato il City aveva appena umiliato la Juventus con un pesante 5-0, dall'altro l'Al Hilal ha dimostrato che il gap tecnico, spesso dato per scontato quando si parla di club mediorientali, non è più così netto. La vittoria riaccende i riflettori sul Mondiale per club, competizione a lungo snobbata dai grandi del Vecchio Continente ma che ora, con l'emergere di realtà come il Fluminense e appunto i sauditi, sembra aver trovato una rinnovata legittimità.
Intanto, in Inghilterra, la sconfitta del City ha scatenato un dibattito acceso. C'è chi la considera una semplice battuta d'arresto e chi, invece, vi legge i primi segnali di un cambiamento epocale. Guardiola, pur senza drammatizzare, dovrà rispondere alle critiche di chi gli contesta una certa supponenza tattica. Quanto all'Inter, l'eliminazione precoce pesa come un macigno, soprattutto perché arriva contro una squadra che, almeno sulla carta, sembrava alla portata.




