Scorta per Lepore, Vignali attacca: “Clima di odio”. Il sindaco: “Non ho chiesto protezione”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha ricevuto la scorta, una decisione presa dalla prefettura dopo una serie di minacce di morte arrivate via social network, commenti e messaggi che continuano a susseguirsi nonostante la prima segnalazione alle autorità. Lepore, che ieri ha vissuto il primo giorno di protezione ufficiale passeggiando a Palazzo d’Accursio, si aggiunge a una lista ristretta di amministratori locali finiti nel mirino: l’ultimo caso analogo a Bologna risaliva al 2005, quando Sergio Cofferati ricevette un pacco bomba.

Il primo cittadino, presentando le iniziative per il Due agosto, ha dichiarato di non sentirsi in pericolo e di confidare pienamente nello Stato, pur ammettendo che d’ora in poi adotterà qualche accortezza in più negli spostamenti quotidiani.

Le parole di Vignali e l’accusa alla giunta

Sulla vicenda è intervenuto con durezza il capogruppo di Forza Italia in Regione e segretario regionale del partito, Pietro Vignali, che ha ribaltato l’angolo prospettico della questione. Secondo Vignali, piuttosto che contribuire a un clima disteso, Lepore avrebbe alimentato una pericolosa contrapposizione nelle giornate successive alla morte di Abderrahim Fakir, il giovane deceduto il 19 luglio durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro.

“Un sindaco deve innanzitutto lavorare per abbassare la tensione e non creare un clima di contrapposizione, come ha fatto Lepore, e anche un clima molto pericoloso di odio nei confronti delle forze dell’ordine”, ha dichiarato il rappresentante azzurro, insistendo sulla responsabilità morale dell’amministrazione comunale nel gestire le pubbliche assemblee.

La manifestazione del 20 luglio e le violenze in piazza

Il nodo della polemica affonda le radici nella manifestazione convocata dal sindaco in piazza il 20 luglio, il giorno dopo la morte di Fakir, un appello pubblico che ha finito per trasformarsi in una notte di guerriglia urbana con devastazioni, auto date alle fiamme, scritte ingiuriose e un bilancio finale di oltre 60 agenti di polizia rimasti feriti.

L’amministrazione, da parte sua, ha sempre difeso la scelta di presenziare e di ascoltare la rabbia del quartiere, ma per il Governo, e per Forza Italia in particolare, quella convocazione rappresenterebbe un errore di valutazione gravido di conseguenze. Il braccio di ferro tra palazzo d’Accursio e il Governo si trascina ormai da giorni, alimentato da accuse incrociate e dall’esigenza di definire i confini tra diritto di protesta e ordine pubblico.

La risposta del sindaco e la campagna elettorale

Lepore, dal canto suo, ha ribadito che la scorta non è stata una sua richiesta, né tantomeno un’iniziativa sollecitata dalla giunta, pur ringraziando le istituzioni per la decisione presa. Il sindaco ha confermato la sua intenzione di ricandidarsi per un secondo mandato, senza farsi condizionare dalle misure di sicurezza che ora lo accompagnano. Le minacce online, che continuano a fioccare sotto forma di commenti anonimi, verranno raccolte e denunciate una per una, come già avvenuto in occasione della prima segnalazione formale.

Lepore ha voluto sottolineare che la sua città è abituata a vederlo girare di giorno e di notte e che, fatta salva qualche prudenza in più, non intende cambiare le proprie abitudini.

Il fenomeno delle minacce online ai politici

Il caso di Bologna si inserisce in un fenomeno più ampio, quello dei cosiddetti leoni da tastiera che, protetti dall’anonimato di un nickname, riversano odio e minacce contro i rappresentanti istituzionali. Negli ultimi anni, la scorta è diventata una misura sempre più frequente per politici bersagliati per le loro idee o per le loro prese di posizione pubbliche, con un’escalation che ha costretto le prefetture a innalzare il livello di attenzione.

Da esponenti nazionali come la presidente del Senato e la vicepresidente del Parlamento europeo fino a sindaci e amministratori locali, la rete si conferma un terreno fertile per l’intimidazione, con le forze dell’ordine chiamate a un lavoro certosino di identificazione e denuncia.

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