No al resort in Albania, la protesta della diaspora approda a Lido di Fermo
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Redazione Esteri
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Oltre centocinquanta persone, tra cui un numero significativo di bambini richiamati simbolicamente dagli organizzatori come “segno del futuro e della responsabilità che passa di generazione in generazione”, si sono ritrovate nel pomeriggio di oggi a Lido di Fermo, in piazza Giorgio Castriota Skanderbeg.
La manifestazione, organizzata da Diana Pili (residente a Pollenza, collaboratrice di uno studio legale ed esperta in politiche dell’integrazione nell’Unione Europea) in collaborazione con altri connazionali, ha visto la partecipazione di cittadini di origine albanese provenienti da tutte le Marche e dall’Abruzzo, ai quali si sono uniti molti italiani. Al centro del dissenso, la realizzazione di un imponente resort turistico in Albania, un progetto che secondo i contestatori minaccia aree naturali di elevatissimo valore biologico ed ecologico, come la Laguna di Narte, Zvernec e Rrjolli.
La mobilitazione globale e il simbolo dei fenicotteri rosa
La protesta fermana si inserisce in un movimento di opposizione molto più ampio, che da oltre due settimane tiene banco in Albania e si sta diffondendo nelle comunità della diaspora in Europa e Nord America. A Tirana, migliaia di dimostranti scendono in piazza ogni notte, sfidando le autorità con un’arma singolare e pacifica: sagome di cartone e palloncini a forma di fenicottero rosa.
Questo volatile, spiegano gli attivisti, è una delle specie protette il cui habitat nella laguna di Vjosa-Narta rischia di essere irrimediabilmente compromesso dalla costruzione di quello che verrebbe a configurarsi come un piccolo villaggio da diecimila camere, destinato a stravolgere l’ecosistema costiero incontaminato del Sud Albania.
L’ombra di Jared Kushner e il progetto sull’isola di Saseno
Il polo d’attrazione di questa ondata di malcontento, che ha ormai assunto una rilevanza internazionale, è rappresentato dalla figura di Jared Kushner. Il genero del presidente degli Stati Uniti, alla guida della società di investimenti Affinity Partners, è il principale artefice del piano che prevede la costruzione di un hotel di lusso non solo sulla costa vicino a Vlora, ma anche sull’isola di Saseno (Sazan per gli albanesi).
Quest’ultima, situata a circa novanta chilometri in linea d’aria dalla costa salentina, in Puglia, rappresenterebbe il gioiello della corona di un investimento stimato intorno ai 1,4 miliardi di euro. L’acquisizione dello status di “investimento strategico” da parte del governo di Edi Rama, ottenuto nel gennaio del 2025, ha accelerato le procedure burocratiche, scatenando le ire di chi accusa l’esecutivo di voler vendere il patrimonio naturale del Paese.
Sviluppi giudiziari e indagini della procura speciale
Se da un lato la protesta popolare cresce in intensità – con slogan come “L’Albania non si vende” che riecheggiano sia nelle piazze italiane che in quelle di Tirana – dall’altro il fronte giudiziario si sta muovendo su terreni scivolosi. La Procura Speciale contro la Corruzione e il Crimine Organizzato (SPAK) ha ufficialmente aperto un’indagine ad ampio raggio che riguarda il megaproject turistico.
Gli inquirenti stanno vagliando la legittimità delle variazioni normative apportate nel 2024 alle leggi sulla tutela delle aree protette, nonché i passaggi di proprietà dei terreni e le dispute fondiarie che hanno permesso l’operazione.
In questo contesto, il primo ministro Rama ha respinto al mittente le critiche, definendo i manifestanti “ben intenzionati ma disinformati” e accusando addirittura l’Iran di essere dietro le proteste nel tentativo di delegittimare il suo governo, gettando ulteriore benzina sul fuoco di una vicenda che mescola affari, politica estera e ambientalismo.




