Moody's promuove l'Italia: outlook positivo, ma sui dazi pesa l'incognita Trump

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mancava solo Moody’s, l’agenzia di rating storicamente più severa verso l’Italia, a completare un quadro che ormai appare chiaro: i conti pubblici del Paese stanno imboccando una strada virtuosa, riconosciuta anche dalle tre grandi valutatrici internazionali. Venerdì scorso, la società statunitense ha rivisto al rialzo le prospettive dell’Italia, portando l’outlook da "stabile" a "positivo", pur mantenendo invariato il rating al livello Baa3. Un segnale che, sebbene non immediato come l’upgrade concesso da S&P lo scorso mese, prepara il terreno per una possibile futura rivalutazione del merito di credito entro i prossimi 12-18 mesi, a patto che il governo rispetti gli impegni sul risanamento dei conti.

Non è la prima volta che Moody’s concede un’apertura all’Italia – l’unico aumento di rating risale al 2002 – ma il contesto odierno appare diverso. Fitch, che aveva già migliorato l’outlook a ottobre, e S&P, più ottimista con il recente rialzo, confermano una tendenza che trova riscontro anche nella solidità del sistema bancario nazionale. «Finanziariamente solide», così l’agenzia definisce le banche italiane, sottolineandone la crescente redditività, la liquidità ampia e la qualità degli asset. Un settore che, sostenendo l’economia reale, ha contribuito a rafforzare la tenuta del Paese nonostante le incertezze globali.

La soddisfazione del governo, però, non cancella le ombre all’orizzonte. Se da un lato Palazzo Chigi esulta per il riconoscimento di Moody’s – «la nostra economia è solida e credibile», ha commentato Giorgia Meloni – dall’altro l’annuncio a sorpresa di Donald Trump di ripristinare i dazi sull’acciaio europeo, rompendo una tregua che doveva durare fino al 9 luglio, rischia di complicare gli equilibri. La nuova scadenza, fissata al primo giugno, lascia poco spazio alla diplomazia, in un momento in cui l’Italia, come il resto dell’Ue, deve fare i conti con possibili ritorsioni commerciali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.