Moody's promuove l'Italia dopo ventitré anni, il rating sale
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Redazione Interno
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Per anni, l'agenzia di rating americana è stata la più ostinata nel mantenere l'Italia a un solo gradino dalla soglia che separa l'investimento sicuro dal cosiddetto "junk", un livello che, se oltrepassato, costringerebbe molti grandi investitori istituzionali a disfarsi dei titoli di Stato italiani. Il suo giudizio, rimasto immutato dal lontano 2002, ha rappresentato una minaccia costante per la credibilità finanziaria del paese, influenzando le decisioni di governi succedutisi in un arco di tempo così lungo da sembrare un'era geologica. L'attesa per un cambiamento di questa prospettiva, che molti consideravano ormai cronica, si è interrotta nella tarda serata di venerdì, quando è arrivata la comunicazione ufficiale che sancisce una svolta epocale.
Moody's, nel motivare la sua scelta, ha evidenziato come il miglioramento rifletta "un percorso coerente di stabilità e decisioni politiche" che hanno accresciuto l'efficacia delle riforme economiche e di quelle di bilancio, senza tralasciare l'impatto degli investimenti veicolati attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. L'agenzia, la quale guarda con fiducia "alla prospettiva di ulteriori azioni politiche a sostegno della crescita e del consolidamento fiscale oltre la scadenza del 2026" del Pnrr, si aspetta infatti che il debito pubblico inizi una fase discendente a partire dal 2027. Questo cambio di visione, che premia l'azione di un esecutivo tra i più longevi della storia repubblicana, non è dunque un punto di arrivo ma il riconoscimento di un processo ritenuto solido e duraturo.
La promozione a Baa2, sebbene non riporti immediatamente il paese nella cosiddetta "serie A" dei crediti più solidi, allontana definitivamente lo spettro di un declassamento che avrebbe avuto ripercussioni gravissime sull'accesso al credito e sul costo del debito. L'upgrade, il primo dopo ventitré anni, segna un'inversione di rotta significativa nella percezione internazionale dei conti pubblici italiani, un segnale che il mercato globale non potrà ignorare. La decisione, arrivata a soli sei mesi dal miglioramento dell'outlook, suggella una fase di rinnovata fiducia nelle istituzioni e nella loro capacità di gestire la complessa macchina economica, dimostrando come le politiche adottate stiano producendo i loro effetti.




