Moody's alza il rating dell'Italia, che torna a Baa2 dopo 23 anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con una decisione che gli analisti finanziari non esitano a definire storica, l'agenzia di rating Moody's ha innalzato il giudizio sul debito sovrano italiano, portandolo da Baa3 a Baa2 e interrompendo una lunga fase di stasi, la quale, non bisogna dimenticare, si protraeva da ben ventitré anni. Questo miglioramento, che si colloca saldamente all'interno della categoria investment grade, sebbene con un gradino in più verso l'alto, è accompagnato da un cambio di outlook, passato da positivo a stabile; una scelta, quest'ultima, che segnala come l'ente non preveda, nel prossimo futuro, deterioramenti della solidità creditizia del paese. La promozione, di per sé, costituisce un segnale potente per i mercati finanziari, i quali osservano con attenzione le performance delle economie nazionali in uno scenario globale reso complesso da una crescita europea non proprio vivace, da persistenti tensioni geopolitiche e da una pressione, tutt'altro che lieve, sul costo del denaro.

Le motivazioni di una scelta attesa

Nel dettagliare le ragioni che hanno condotto all'upgrade, Moody's ha posto l'accento su "un percorso coerente di stabilità e decisioni politiche", le quali, a loro volta, hanno finito per migliorare l'efficacia delle riforme economiche e di bilancio, nonché degli investimenti messi in campo attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'agenzia, nel suo comunicato, ha voluto sottolineare come l'upgrade rifletta, in sostanza, "una comprovata continuità di stabilità politica e delle politiche economiche", un fattore che accresce la portata delle riforme fiscali e degli investimenti legati al Pnrr. Si tratta, a ben vedere, di un riconoscimento importante per l'esecutivo, il quale ha visto premiata la propria azione in un momento delicatissimo per l'economia continentale.

Lo sguardo rivolto al futuro post-Pnrr

Oltre a valutare i risultati già conseguiti, l'analisi di Moody's guarda con una certa attenzione al di là della scadenza naturale del Piano nel 2026, esprimendo fiducia nella "prospettiva di ulteriori azioni politiche a sostegno della crescita e del consolidamento fiscale". È proprio questa fiducia in misure che vadano oltre l'orizzonte temporale del programma europeo a convincere gli analisti che il debito pubblico italiano, dopo una fase di assestamento, inizierà una discesa a partire dal 2027. Un elemento, questo, non secondario, poiché delinea un percorso di medio-lungo periodo che i investitori internazionali tengono in grande considerazione quando decidono di allocare i propri capitali.

La soddisfazione del governo

La reazione del ministro dell'Economia e delle Finanze non si è fatta attendere, esprimendo una palese soddisfazione per quello che è stato interpretato come un chiaro segnale di fiducia. "Siamo soddisfatti della promozione di Moodys, la prima dopo 23 anni", ha dichiarato, definendola "un'ulteriore conferma della ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell'Italia". Le sue parole, che colgono il valore simbolico e concreto di una decisione così significativa, sottolineano come il giudizio di un'agenzia indipendente convalidi, di fatto, le politiche economiche portate avanti in un contesto non privo di difficoltà, sia di natura interna che internazionale.

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