Moody's promuove l'Italia dopo 23 anni, il rating sale a Baa2
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Redazione Economia
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Una decisione che segna una svolta epocale, arrivata nella tarda serata di venerdì, ha rotto un'attesa lunga ventitré anni: Moody's, l'agenzia di rating americana da sempre considerata la più ostica, ha finalmente promosso l'Italia. Il giudizio sovrano, che per anni era rimasto inchiodato a un solo gradino sopra la soglia del "junk", è stato elevato da Baa3 a Baa2, con l'outlook che da positivo è diventato stabile. Questo passaggio, il primo dalla lontana primavera del 2002, rappresenta un riconoscimento formale della ritrovata solidità del paese, allontanando quello spettro del baratro che per tanto tempo ha condizionato le scelte di governo e l'umore dei mercati finanziari.
Il peso di un giudizio storico
La Spada di Damocle, che per un decennio ha gravato sulla testa della Repubblica, si è dunque allontanata. Il rating Baa3, infatti, pur essendo ancora nella categoria "investment grade", obbligava molti grandi investitori istituzionali, tra i quali spiccano i fondi pensione internazionali, a politiche di investimento estremamente caute, quando non a disfarsi dei titoli di Stato italiani; una condizione che, com'è facile intuire, finiva per rendere più oneroso l'indebitamento pubblico. L'upgrade, pertanto, non è una mera formalità ma un atto concreto che, togliendo l'asticella dell'ultimo livello della sufficienza, apre le porte a una platea più ampia di compratori per i Btp, i quali vedono così migliorare la propria appetibilità sul panorama globale.
Le ragioni di una promozione attesa
Sebbene non costituisse una sorpresissima, dopo i segnali positivi degli ultimi mesi e le promozioni già concesse da altre agenzie, la mossa di Moody's porta con sé un peso simbolico enorme. L'agenzia, nelle sue valutazioni, ha evidentemente premiato il rigore mostrato sui conti pubblici e, non secondaria, la stabilità politica garantita dall'esecutivo in carica, il terzo più longevo di tutta la storia repubblicana. A questi elementi si unisce una rinnovata fiducia nella capacità amministrativa di Roma di gestire e spendere integralmente le ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il cui contributo alla crescita economica - è la valutazione degli analisti - dovrebbe protrarsi ben oltre la scadenza del 2026.
Una nuova prospettiva internazionale
L'esultanza del ministro dell'Economia, che ha parlato di un voto di fiducia nel Paese, coglie appieno il significato dell'evento. Dopo un ciclo negativo durato oltre un ventennio, l'Italia chiude positivamente la sua stagione delle pagelle finanziarie, ottenendo il massimo dai giudici più severi. Questo risultato, frutto di un percorso non semplice, modifica in maniera significativa la percezione internazionale dei conti italiani, offrendo una prospettiva di maggiore serenità per il futuro finanziario della nazione. La stabilizzazione dell'outlook, infine, suggella un momento di svolta, indicando che i progressi compiuti non sono considerati effimeri ma destinati a durare.




