Firenze, al via il restauro integrale del Campanile di Giotto: durerà quattro anni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il cuore monumentale di Firenze si appresta a vivere una fase di profonda trasformazione, seppur nel segno della conservazione più meticolosa. A partire dal 9 marzo 2026, prenderà infatti il via il cantiere per il restauro del Campanile di Giotto, un intervento che per la prima volta nella storia si propone di essere totale e che interesserà l’intera superficie della torre, dagli imponenti basamenti fino alla cuspide sommitale. L’Opera di Santa Maria del Fiore, l’istituzione che da secoli veglia sulla tutela del complesso sacro, ha annunciato un investimento di oltre 7 milioni di euro per questa specifica operazione, risorsa che servirà a curare ogni singolo dettaglio degli 85 metri di altezza del rivestimento in marmi policromi: il bianco di Carrara, il verde di Prato e il rosso di Cintoia, che da secoli caratterizzano l’estetica del luogo, mostravano ormai segni di un degrado avanzato e non più procrastinabile, in particolare sugli elementi aggettanti e sugli apparati decorativi della terrazza -1-3.

Il progetto, la cui realizzazione si protrarrà per circa quattro anni, si distingue non solo per l’ambizione conservativa ma anche per la soluzione tecnologica adottata per non negare la fruibilità del bene. I ponteggi, la cui installazione occuperà i primi quattro mesi di lavoro fino a luglio, sono stati concepiti come una struttura ingegneristica unica nel suo genere, progettata per ridurre al minimo l’impatto visivo sullo skyline cittadino e, al contempo, per non limitare l’accesso dei visitatori al percorso interno e alla terrazza panoramica -4. La logica del cantiere sarà quella di uno “scorrimento” verticale: si comincerà a operare dalla parte alta del monumento e, una volta completato un segmento, il ponteggio verrà traslato verso il basso, consentendo così alla porzione già restaurata di rimanere sempre visibile al pubblico, in una sorta di lenta rivelazione del lavoro svolto -2.

Un piano da 60 milioni per la piazza e i suoi edifici

L’intervento sul Campanile non rappresenta un caso isolato, bensì il tassello più spettacolare di un programma organico e di ampio respiro che l’Opera di Santa Maria del Fiore ha messo in campo per l’intera area di Piazza del Duomo. Lo ha ricordato il presidente Luca Bagnoli, illustrando un pacchetto di investimenti che supera complessivamente i 60 milioni di euro e che abbraccia tre cantieri principali -2. Accanto alla torre giottesca, infatti, si sta completando in queste settimane il restauro dello storico Collegio Eugeniano, in via dello Studio, destinato a diventare la nuova sede principale dell’Opera: un edificio dalla doppia anima storica, trecentesca da un lato e seicentesca dall’altro, il cui recupero, costato 13 milioni di euro, permetterà di liberare altri spazi nel centro da destinare a residenze e attività commerciali, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la speculazione immobiliare e preservare il tessuto abitativo -4-5.

Parallelamente, procedono secondo i piani anche i lavori per il raddoppio del Museo dell’Opera del Duomo, un ampliamento reso possibile dall’acquisizione di Palazzo Compagni. Con un esborso complessivo stimato in 39 milioni di euro tra acquisto e interventi, la superficie museale passerà dagli attuali 6.000 metri quadrati a quasi 11.000, guadagnando spazi per mostre temporanee, una sala convegni e una caffetteria con giardino, servizi che ne faranno un polo culturale ancora più attrattivo e funzionale, con l’orizzonte di completamento fissato al 2030 -5-8.

La necessità di un intervento complessivo e senza precedenti

Ciò che rende unico questo restauro, come hanno tenuto a sottolineare i tecnici dell’Opera, è la sua natura integrale. In passato, con interventi documentati fin dal 1939, si era sempre proceduto per parti, riparando o consolidando singoli elementi decorativi o porzioni limitate della struttura. Oggi, invece, ci si trova di fronte alla necessità di mettere in sicurezza l’intera guglia, la cui superficie esterna – si pensi alle migliaia di lastre marmoree che la compongono – versa in condizioni di degrado diffuse, con criticità particolarmente accentuate nelle mensole e nei rilievi scultorei che ornano i piani superiori -1. Si tratta di un’operazione delicata, che richiederà competenze artigianali e tecniche conservative d’eccellenza per restituire al Campanile la sua originaria brillantezza cromatica, quella stessa che generazioni di visitatori hanno ammirato da ogni angolo della città.

L’intera operazione, per la quale non verranno utilizzati fondi pubblici ma esclusivamente risorse dell’Opera di Santa Maria del Fiore, rappresenta una sfida logistica e culturale notevole. Durante i quattro anni di lavori, e in particolare nei primi mesi di montaggio delle impalcature, l’area circostante vedrà la presenza di un cantiere più esteso a terra, destinato a ridursi poi nelle fasi operative del restauro vero e proprio -4. L’obiettivo, tuttavia, rimane quello di consentire alla città e ai turisti di continuare a godere del dialogo visivo con il monumento, un dialogo che, seppur mediato dalla presenza di ponteggi studiati per essere il meno invasivi possibile, non verrà mai interrotto.

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