Strage di Myla, l’attacco russo e l’inchiesta sulla negligenza nello stoccaggio di munizioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un bilancio che si aggiorna costantemente, una scia di macerie e la scoperta di un deposito di munizioni situato, con ogni probabilità in violazione delle norme, all’interno di un’area residenziale. È quanto emerso dal devastante attacco con drone che venerdì sera ha colpito il villaggio di Myla, nel distretto di Bucha, a ovest della capitale ucraina, causando la morte di almeno 37 persone e ferendone altre 42, tra cui quattro bambini.

L’incursione russa ha innescato una serie di esplosioni di notevole intensità e un incendio di vaste proporzioni, danneggiando circa 50 edifici residenziali, una casa di riposo per anziani e disabili e un ristorante. Le autorità locali hanno disposto l’evacuazione di oltre 370 residenti, mentre le operazioni di soccorso, ancora in corso, proseguono tra le fiamme e le macerie.

La dinamica e la denuncia di Zelensky

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha definito la situazione “terribile”, ha confermato che il bersaglio del drone era un deposito appartenente alle forze di difesa, all’interno del quale erano stoccati proiettili, mine, esplosivi e droni. Tuttavia, la questione centrale sollevata da Kiev non riguarda tanto la natura dell’obiettivo, ma la sua collocazione: il deposito era posizionato a ridosso di abitazioni civili, una circostanza che violerebbe le normative ucraine in materia di sicurezza.

Zelensky ha annunciato l’apertura di un procedimento penale per negligenza, sottolineando che le regole sono chiare e che chi ha autorizzato quello stoccaggio dovrà rispondere delle proprie decisioni. Le indagini, affidate a Procuratore generale, ministero dell’Interno e servizi di sicurezza, sono già state avviate per accertare le responsabilità e fare piena luce sulla vicenda.

Il precedente di Vyshneve e la “negligenza criminale”

Un parallelo inevitabile è stato tracciato con un episodio analogo avvenuto lo scorso luglio a Vyshneve, sempre nella regione di Kiev, dove l’esplosione di un deposito di munizioni aveva causato 22 vittime e danni ingenti alle case circostanti. Anche in quel caso, le indagini avevano evidenziato gravi irregolarità nella gestione e nelle distanze di sicurezza da parte dell’azienda statale responsabile.

Il primo ministro ucraino, Serhii Koretskyi, ha duramente criticato il ripetersi di questi errori nel quinto anno di invasione su larga scala, parlando apertamente di “negligenza criminale” e chiedendo che tutti i colpevoli, senza eccezioni, vengano severamente puniti affinché tragedie simili non abbiano più a verificarsi.

Il governatore regionale, Tymur Tkachenko, ha inoltre reso noto che le vittime includono il capo della comunità territoriale di Dmitrivka, Taras Didych, rimasto ucciso mentre stava soccorrendo altre persone colpite dall’attacco.

Il contesto della guerra dei droni e la risposta russa

Il raid su Myla si inserisce in un’escalation di attacchi a lungo raggio che, da entrambe le parti, colpiscono sempre più infrastrutture logistiche e civili lontane dal fronte. La Russia ha rivendicato l’operazione, sostenendo di aver centrato un deposito contenente componenti per droni e propulsori, affermando inoltre di aver colpito altri obiettivi logistici e portuali.

In parallelo, l’Ucraina ha intensificato le proprie incursioni in territorio russo, con attacchi recenti che hanno colpito hub logistici e impianti petroliferi, contribuendo secondo alcune fonti a ridurre significativamente la produzione russa di benzina.

L’attacco di Myla, uno dei più letali di quest’anno, ha così riportato l’attenzione non solo sulla brutalità del conflitto, ma anche sul drammatico rischio, più volte denunciato, della presenza di depositi di munizioni in prossimità di centri abitati, un rischio che l’Ucraina stessa è ora chiamata a gestire attraverso le proprie inchieste giudiziarie.

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