Manninger, il 47% dei passaggi a livello in Ue è ancora privo di sbarre: l’incidente riapre il caso della sicurezza sui binari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La tragica scomparsa di Alexander Manninger, l’ex portiere che ha difeso i pali di Juventus, Fiorentina e della nazionale austriaca, ha avuto l’effetto di riaccendere i riflettori su un tema infrastrutturale spesso rimosso dalla cronaca quotidiana: quello dei passaggi a livello. Non si tratta, va detto, di un fenomeno marginale, se si considerano le statistiche europee; anzi, l’intersezione tra asfalto e acciaio (dove il diritto di precedenza spetta inevitabilmente ai convogli ferroieri) rappresenta un nodo critico per la sicurezza stradale nel Vecchio Continente. Secondo i dati elaborati dall’osservatorio europeo per la sicurezza stradale, quasi la metà di questi incroci – precisamente il 47% – è priva di sbarre, affidandosi esclusivamente a segnali luminosi o alla classica croce di Sant’Andrea.

In Austria, il paese dove Manninger ha perso la vita giovedì 16 aprile a Nussdorf am Haunsberg, la situazione è ancora più critica rispetto alla media europea: qui, oltre la metà dei passaggi a livello non è protetta da barriere automatiche. Un dato che fa da contraltare alla realtà italiana, dove l’83% degli attraversamenti è presidiato fisicamente, relegando i cosiddetti “passaggi liberi” a una netta minoranza. È proprio in uno di questi attraversamenti non custoditi, dove non ci sono sbarre a impedire l’accesso ai binari, che si è consumata la tragedia: l’auto dell’ex numero uno, un Volkswagen Multivan, è stata centrata da un treno, lasciando i soccorritori senza scampo nonostante i tentativi di rianimazione con il defibrillatore.

L’inchiesta tecnica affidata a Kronreif e l’analisi delle “scatole nere”

Mentre la procura austriaca cerca di fare chiarezza sugli ultimi istanti di vita dell’ex calciatore (che dopo il ritiro aveva scelto il mestiere di falegname), l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla ricostruzione scientifica dell’impatto. A essere chiamato a dare risposte è il perito Gerhard Kronreif, il quale ha già preso in carico i resti del veicolo per estrarre i dati custoditi nelle centraline elettroniche. “Le centraline di controllo dell’auto – ha spiegato l’esperto ai media locali – sono attualmente in fase di analisi, così come i sistemi di controllo. Stiamo analizzando le informazioni che ci arrivano dalle centraline degli airbag e dal motore”.

Queste memorie informatiche, di fatto delle vere e proprie “scatole nere”, permetteranno di stabilire con precisione a che velocità viaggiasse Manninger negli istanti precedenti l’urto. Non solo: attraverso lo studio dei parametri di sterzo e dei pedali (considerato che il cambio era automatico, si analizzerà l’uso di acceleratore e freno), i tecnici potranno capire se l’ex portiere abbia tentato una manovra per divincolarsi dalle rotaie o se, al contrario, l’attraversamento sia avvenuto senza alcuna reazione. L’obiettivo dichiarato è rispondere a una domanda chiave: chi, tra il macchinista e la vittima, avrebbe potuto vedere l’altro per tempo per evitare lo schianto?

Le ipotesi sul campo: il segnale luminoso sotto esame

Parallelamente all’analisi dei dati dell’auto, gli inquirenti stanno vagliando lo stato di manutenzione e il funzionamento del passaggio a livello stesso. Un aspetto, questo, centrale per la ricostruzione della dinamica: l’impianto semaforico che segnala l’arrivo del treno era perfettamente funzionante? Secondo le prime informazioni raccolte dalla polizia locale, sembra che Manninger conoscesse molto bene quella strada, una di servizio che conduce ad alcuni stagni per la pesca – uno dei suoi hobby più noti. Tale familiarità con il percorso, paradossalmente, rende ancora più inspiegabile il verificarsi dell’incidente, alimentando il sospetto di un possibile malfunzionamento della segnaletica o di un black out temporaneo delle luci rosse.

In attesa dei risultati completi della consulenza, che potrebbe richiedere giorni a causa della violenza dell’impatto (che ha distrutto gran parte del veicolo), il mondo del calcio ha espresso il proprio cordoglio. Lo storico agente Franco Granello lo ha ricordato come “un ragazzo magnifico”, sottolineando il legame profondo che lo univa a Gigi Buffon e Chiellini. Resta intanto aperto il tema strutturale: come si concilia la modernità delle autovettura (ricche di sensori e dati) con l’obsolescenza di un’infrastruttura che, in larga parte d’Europa, chiede ancora all’automobilista di fidarsi esclusivamente di un lampeggio e della propria attenzione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.