Infezioni respiratorie, il bollettino dell’Iss certifica il calo: incidenza in discesa, ma l’influenza non è l’unica protagonista

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Prosegue la fase discendente della curva epidemica per le infezioni respiratorie acute, un trend che gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, attraverso il consueto rapporto della sorveglianza RespiVirNet, hanno ufficialmente certificato anche per l’ultima settimana presa in esame, quella che va dal 16 febbraio al 22 febbraio. In questo lasso di tempo, l’incidenza totale nella comunità è stata pari a 7,6 casi per ogni mille assistiti, un dato in netto miglioramento se paragonato agli 8,6 della settimana precedente e che conferma come la pressione sui sistemi sanitari, seppur ancora presente, stia gradualmente diminuendo. Si parla, nel dettaglio, di circa 419mila nuovi casi stimati, i quali vanno ad aggiungersi a un conteggio complessivo che, dall’inizio della stagione di sorveglianza, ha ormai superato la soglia dei 12,1 milioni di cittadini colpiti da una qualche forma di infezione respiratoria. Numeri importanti, questi, che raccontano di un inverno lungo e complesso dal punto di vista epidemiologico, ma che ora mostrano inequivocabilmente la luce in fondo al tunnel.

La stagione influenzale si avvia alla conclusione, ma il quadro è variegato

Per quanto riguarda nello specifico il virus dell’influenza classica, i segnali sono quelli di una stagione ormai agli sgoccioli. La curva dei contagi, come si legge nel bollettino diffuso oggi dall’Iss, è in discesa e si avvia al termine, con la maggioranza delle Regioni italiane che registra un numero di casi al di sotto della cosiddetta soglia basale, laddove nelle restanti aree del Paese l’intensità è comunque classificata come bassa. Questo non significa, però, che il rischio sia del tutto scongiurato, né che i malanni di stagione siano spariti dalla circolazione. Il sistema di sorveglianza, infatti, adotta ormai da quest’anno una definizione di caso più ampia, quella di “infezione respiratoria acuta”, che abbraccia un ventaglio di sintomi piuttosto vasto: si va dalla tosse al mal di gola, passando per le difficoltà respiratorie e la classica rinorrea, ovvero il naso che cola. Un cambiamento metodologico, questo, che consente di fotografare con maggiore precisione la reale diffusione di tutti i patogeni respiratori, non limitandosi alla sola influenza.

Il cambio di guardia tra i virus: scende l’influenza, salgono Vrs e Rhinovirus

Uno degli aspetti più interessanti che emergono dall’analisi dei dati di laboratorio, e che arricchisce il quadro epidemiologico, riguarda la composizione del “brodo” virale attualmente in circolazione. Se l’influenza, intesa come virus influenzali veri e propri, sta arretrando, altri agenti patogeni stanno prendendo il sopravvento, dimostrando come il picco influenzale non coincida necessariamente con il picco di tutte le patologie respiratorie. Nella settimana considerata, infatti, la quota di campioni risultati positivi ai virus influenzali è sì in costante calo, attestandosi intorno al 5% del totale, ma parallelamente si registra un incremento della circolazione di altri virus, come il Virus Respiratorio Sinciziale, noto anche come Vrs, e i Rhinovirus, tipici responsabili del raffreddore comune. Una compresenza di agenti patogeni, questa, che contribuisce a mantenere comunque elevata l’attenzione, specialmente nelle fasce di popolazione più vulnerabili.

Bambini sempre nel mirino, ma l’incidenza tra i più piccoli è in flessione

L’analisi per fasce d’età conferma, come ormai accade ciclicamente ogni anno, che i bambini con meno di quattro anni rimangono la categoria più esposta e colpita dalle infezioni respiratorie. Nella settimana dal 16 al 22 febbraio, l’incidenza in questa specifica popolazione è stata di circa 31 casi per mille assistiti, un valore che, se confrontato con la media generale di 7,6 casi, risulta essere circa quattro volte superiore. Un dato, questo, che testimonia come i più piccoli siano dei veri e propri “sensori” epidemiologici, spesso i primi a contrarre e diffondere i virus negli ambienti familiari e comunitari come gli asili nido e le scuole dell’infanzia. Tuttavia, anche in questa fascia d’età si osserva una tendenza alla diminuzione, visto che nella settimana precedente l’incidenza era pari a 34,3 casi ogni mille piccoli assistiti. Un segnale confortante, insomma, che fa ben sperare per le prossime settimane, durante le quali si attende una normalizzazione completa del quadro epidemiologico, con il progressivo ritorno a livelli basali in tutte le classi di età della popolazione.

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